Cookie Policy Finanza. Giappone. Yen, Goldman Sachs: 'Tokyo ha liquidità sufficiente per altri due maxi-interventi sul mercato valutario - Tilancio

Finanza. Giappone. Yen, Goldman Sachs: ‘Tokyo ha liquidità sufficiente per altri due maxi-interventi sul mercato valutario

Finanza. Giappone. Yen, Goldman Sachs: ‘Tokyo ha liquidità sufficiente per altri due maxi-interventi sul mercato valutario

Secondo gli analisti della banca d’affari USA, il Giappone dispone di 200 miliardi di dollari liquidi ed è supportato dalle linee di credito della Federal Reserve. Tuttavia, l’effetto sul cambio resta temporaneo senza interventi strutturali.

Ti Lancio dal Giappone TOKYO 13 agosto 2026  — Il Giappone possiede le risorse finanziarie necessarie per condurre almeno altre due maxi-operazioni di sostegno allo yen dell’intensità di quelle storiche registrate il mese scorso. È quanto emerge da un’analisi curata da Goldman Sachs, secondo cui le autorità di Tokyo beneficiano di un’ampia riserva liquida e dell’accesso privilegiato ai canali di liquidità della Federal Reserve.

Le riserve di Tokyo e la potenza di fuoco

Sui circa 1.000 miliardi di dollari di riserve detenuti dal Paese in divise statunitensi, si stima che circa 200 miliardi di dollari — quota equivalente alla portata delle operazioni condotte a luglio — siano attualmente detenuti in contanti o strumenti assimilabili. “Realisticamente non arriveranno ad attingere a tutta quella somma, ma questo dimostra come abbiano la piena capacità di continuare a intervenire se lo riterranno necessario,” ha spiegato Karen Fishman, strategist di Goldman Sachs Research, nell’ultimo episodio del podcast Exchanges.

L’analista ha inoltre evidenziato che l’accesso alla facility della Federal Reserve rende, in linea teorica, l’intero ammontare del trilione di riserve convertibile in forma liquida per operazioni di stabilizzazione.

L’impegno delle autorità nipponiche a contrastare la svalutazione incontrollata della divisa nazionale mantiene un’elevata credibilità sul mercato. Tale posizionamento è rafforzato dal fatto che gli Stati Uniti sono intervenuti direttamente al fianco di Tokyo per sostenere lo yen: un’azione congiunta che non si verificava dal 1998 (e che richiama l’intervento coordinato tra i Paesi del G7 avvenuto nel 2011 a seguito del sisma di Fukushima).

Secondo le stime della banca d’affari di Wall Street, le prime due giornate dell’operazione di luglio hanno visto Tokyo schierare sul campo fino a 85 miliardi di dollari. Si tratta dell’intervento bilaterale sul mercato dei cambi più imponente mai registrato dal Giappone, eccezione fatta per la crisi del post-Fukushima nell’ottobre 2011

L’azione congiunta di fine luglio era scattata a seguito del deprezzamento dello yen verso quota 164 sul dollaro, sui minimi degli ultimi quarant’anni. Sebbene la valuta nipponica si fosse inizialmente rafforzata superando la media mobile a 200 giorni (attorno a quota 158 per dollaro), l’effetto dell’iniezione sta progressivamente sfumando: la divisa si è riattestata in prossimità della soglia chiave di 160, riassorbendo circa la metà dei guadagni registrati dopo il blitz.

Gli analisti rimarcano tuttavia i limiti di queste manovre: “L’intervento non costituisce una soluzione sostenibile nel lungo periodo, ma serve essenzialmente a guadagnare tempo,”ha rimarcato Fishman, ricordando come già dopo le azioni isolate di aprile e maggio lo yen fosse tornato sui minimi storici nell’arco di pochi mesi.

L’attenzione degli operatori internazionali si sposta ora sul meeting di politica monetaria della Bank of Japan (BoJ) programmato per settembre, considerato lo snodo decisivo per comprendere se la valuta giapponese riuscirà a consolidare la fase di tregua.

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