Cookie Policy ATTUALITA'. BELGIO. SCHENGEN MILITARE: L'EUROPA TRA L'AMBIZIONE DI UNA DIFESA UNITA E LA DURA REALTÀ DEI COSTI - Tilancio

ATTUALITA’. BELGIO. SCHENGEN MILITARE: L’EUROPA TRA L’AMBIZIONE DI UNA DIFESA UNITA E LA DURA REALTÀ DEI COSTI

ATTUALITA’. BELGIO. SCHENGEN MILITARE: L’EUROPA TRA L’AMBIZIONE DI UNA DIFESA UNITA E LA DURA REALTÀ DEI COSTI

(Ti Lancio dal Belgio) Bruxelles 1 dicembre 2025 – Di fronte a un’Europa che, come affermato dal ministro della Difesa tedesco, deve essere pronta ad affrontare la guerra entro il 2029, la Commissione Europea ha rilanciato con forza il progetto dello “Schengen Militare”. L’obiettivo è creare entro il 2027 un vero e proprio spazio di mobilità militare in cui truppe, equipaggi e mezzi possano muoversi rapidamente e fluidamente attraverso il continente, eliminando le estenuanti barriere normative che oggi rallentano il dispiegamento delle forze.

L’iniziativa si inserisce nella strategia più ampia “Readiness 2030” ed è guidata da una necessità politica cruciale: se l’Europa vuole garantire la pace, deve essere credibilmente pronta a difendersi.

Il pacchetto sulla mobilità militare mira a superare la frammentazione logistica e burocratica che affligge il continente. Attualmente, lo spostamento di un convoglio attraverso l’Europa richiede l’autorizzazione di 27 diverse procedure nazionali , un processo incompatibile con la rapidità richiesta in caso di crisi.

La proposta di Bruxelles punta a infrastrutture a doppio uso: rafforzare le infrastrutture chiave (ponti, tunnel, ferrovie e porti) per adattarle agli standard militari, rendendole capaci di sostenere il peso e le dimensioni dei mezzi pesanti (cosiddette infrastrutture dual-use).

L’obiettivo è trasformare l’Europa, come affermato da alcuni Commissari, da un’area in preparazione per la pace a un’entità pronta alla guerra.

Nonostante l’alta ambizione, la realizzazione dello “Schengen Militare” si scontra con ostacoli economici e strutturali che ne minacciano l’efficacia e la completezza.

Il differenziale più significativo riguarda gli investimenti. Mentre l’impegno finanziario dell’UE è stato definito “modesto”, uno studio del Parlamento europeo ha stimato che per adeguare completamente le infrastrutture europee agli standard militari entro il 2035 sarebbero necessari investimenti compresi tra i 75 e i 100 miliardi di euro. Senza una coerenza finanziaria adeguata, il progetto rischia di rimanere un esercizio frammentato.

Un’ulteriore criticità riguarda la priorità geografica dei progetti infrastrutturali. L’attuale pianificazione si è concentrata prevalentemente sul corridoio settentrionale (che collega Paesi Bassi, Germania e Polonia al fianco orientale della NATO).

Al contrario, il corridoio meridionale , che comprende Paesi strategicamente vitali come l’ Italia e l’area dei Balcani e del Mediterraneo orientale, ha ricevuto finora minore attenzione e meno risorse. Questa asimmetria riflette una visione della minaccia prevalentemente orientata a Est, coerente con le priorità NATO, ma che tralascia la crescente rilevanza strategica e le sfide provenienti dal Sud (come il Mediterraneo e il Medio Oriente).

Il successo finale del progetto dipende in gran parte dalla volontà politica degli Stati membri di attuare rapidamente le riforme normative e di stanziare i finanziamenti necessari a livello nazionale. La trasformazione di una rete frammentata e vulnerabile in un sistema di mobilità militare efficiente e omogeneo richiede un impegno che va oltre le dichiarazioni di intenti.

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