(Ti Lancio dal Brasile) Belem 3 novembre 2025 – Al via il 10 novembre il cruciale vertice sul clima in Amazzonia. La decisione del Presidente Trump di disertare il summit lascia un vuoto di leadership che Pechino e Nuova Delhi sono pronte a colmare, spostando l’asse della diplomazia ambientale.
Il conto alla rovescia per la COP30 (Conferenza delle Parti sul clima) che si terrà a Belém, in Brasile, dal 10 al 21 novembre è iniziato con un colpo di scena geopolitico: la Casa Bianca ha confermato che gli Stati Uniti non invieranno rappresentanti di alto livello al summit. Una scelta che, pur non essendo un ritiro formale dall’Accordo di Parigi (già avviato come una delle prime azioni del nuovo mandato di Trump), segna un palese snobismo verso il processo multilaterale ONU.
L’assenza degli USA, la seconda economia mondiale e uno dei principali emettitori storici, crea un vuoto di leadership che, secondo gli analisti, sarà inevitabilmente riempito da altre potenze emergenti.
Con l’America di Trump che riabbraccia il negazionismo climatico e si concentra sulle sole “questioni energetiche” nazionali, il palcoscenico della COP30 sembra destinato a essere dominato dalle economie in via di sviluppo e, in particolare, da Cina e India. Pechino è oggi il maggiore emettitore mondiale in termini assoluti. Nonostante ciò, la Cina ha annunciato negli ultimi mesi obiettivi climatici sempre più assertivi (pur mantenendo il picco di emissioni entro il 2030) ed è leader nella produzione di tecnologie green (pannelli solari, veicoli elettrici). La sua presenza in Brasile sarà cruciale per tracciare la rotta, specialmente sui temi del finanziamento e della cooperazione tecnologica con i Paesi più poveri. L’India è un attore chiave nel blocco dei Paesi in via di sviluppo e spinge per una “transizione energetica equa”. Nuova Delhi insisterà sulla necessità che le nazioni industrializzate si assumano la loro responsabilità storica, fornendo i flussi finanziari promessi per l’adattamento e la mitigazione.
L’assenza statunitense rafforza di fatto l’influenza di queste nazioni nel definire i nuovi standard e i termini del dibattito climatico, spostando l’attenzione verso l’urgente bisogno di una giustizia climatica che metta al centro i Paesi più vulnerabili.
L’assenza di una delegazione senior dagli Stati Uniti, oltre a privare la conferenza del potere negoziale e finanziario della nazione, rischia di avere diversi effetti negativi: Senza la pressione degli USA (anche se contrastata, come nelle precedenti amministrazioni), alcuni Paesi industrializzati potrebbero usare la defezione come “licenza per fare marcia indietro” sui propri impegni. I Paesi più poveri del mondo, potrebbero perdere fiducia nel processo multilaterale. L’assenza di Washington complica l’attuazione degli impegni finanziari, come il Fondo per le Perdite e i Danni. Come già avvenuto in passato, la delegazione federale sarà parzialmente sostituita da rappresentanti di alto profilo non governativi: sindaci, governatori e attivisti statunitensi (un’iniziativa nota come America Is All In) si recheranno in Brasile per dimostrare l’impegno climatico a livello sub-nazionale.
La COP30, ospitata in Amazzonia , assume un potente valore simbolico, collegando la crisi climatica con la giustizia sociale e la protezione delle popolazioni indigene. In questo contesto, l’assenza della Casa Bianca è percepita non solo come un errore politico, ma come un’occasione sprecata per affrontare la crisi nella regione più critica del Pianeta.
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di Trieste)


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