(Ti Lancio dal Canada) Ottawa 30 gennaio 2026 – “Accettiamo il mondo così com’è, non come vorremmo che fosse”. Con questa singola frase, pronunciata venerdì scorso, il Primo Ministro Mark Carney ha archiviato anni di idealismo diplomatico, inaugurando una nuova era di realismo geopolitico per il Canada.
La dichiarazione arriva a commento di un accordo commerciale con la Cina che ha colto molti di sorpresa, soprattutto considerando che, solo un anno fa, lo stesso Carney definiva Pechino “la più grande minaccia alla sicurezza” nazionale.
Il cuore dell’intesa è un classico do ut des commerciale che mira a disinnescare una guerra commerciale logorante. Canada: allenta i dazi punitivi sui veicoli elettrici (EV) cinesi, introdotti nel 2024 in coordinamento con Washington. Cina: riduce i dazi di ritorsione sui prodotti agricoli canadesi (colza, orzo e carne), ridando ossigeno agli agricoltori delle praterie canadesi.
Questa mossa suggerisce che il governo Carney abbia dato priorità alla stabilità economica interna e alla protezione del settore agricolo rispetto all’allineamento ideologico totale con i partner occidentali.
Secondo gli esperti, il “cambio di rotta” di Ottawa non è diretto solo verso est, ma è una reazione all’instabilità che proviene da sud. La continua incertezza politica ed economica negli Stati Uniti, il principale partner commerciale del Canada, sta spingendo il Paese a diversificare le proprie alleanze per non restare schiacciato dalle dinamiche interne di Washington.
Eric Miller, consulente commerciale a Washington e presidente del Rideau Canal Advisory Group, ha spiegato alla BBC la portata di questa scelta:
“Il Primo Ministro sta dicendo, in sostanza, che anche il Canada ha una sua soggettività (agency) e che non resterà seduto ad aspettare gli Stati Uniti. È un segnale forte: Ottawa non intende più essere un satellite passivo delle decisioni commerciali americane.”
L’approccio di Carney non è privo di critiche. Le associazioni per i diritti umani e i falchi della sicurezza nazionale avvertono che normalizzare i rapporti commerciali con Pechino potrebbe indebolire la posizione comune del G7 sulla questione degli Uiguri e della sicurezza a Taiwan.
Creare tensioni con la Casa Bianca, che vede nei dazi sui veicoli elettrici cinesi un pilastro della propria strategia di difesa industriale.
Tuttavia, per un Canada che affronta sfide economiche post-pandemiche e la necessità di una transizione energetica rapida, l’accesso a tecnologie EV a basso costo e lo sblocco dell’export agricolo sembrano essere diventate necessità non più rimandabili.


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