Il leader nordcoreano accoglie il presidente cinese con i massimi onori. Dietro la facciata di totale sintonia, Pechino si muove per riportare la Corea del Nord stabilmente nella propria orbita geopolitica, arginando l’influenza crescente di Mosca.
(Ti Lancio dalla Corea del Nord) Pyongyang 9 giugno 2026 – Un’accoglienza trionfale, una coreografia millimetrica e un messaggio inequivocabile inviato a Washington e ai suoi alleati asiatici: la solidità dell’asse tra Pechino e Pyongyang non è in discussione. Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha accolto a braccia aperte il presidente cinese Xi Jinping, giunto a Pyongyang per una visita di Stato cruciale, tesa a ribadire la vicinanza “di sangue” tra i due regimi comunisti.
Tuttavia, al di là dei sorrisi e delle strette di mano a favor di telecamera, gli analisti internazionali concordano: Pechino ha avviato una decisa offensiva diplomatica per riportare la Corea del Nord saldamente sotto la propria influenza strategica, allarmata dall’eccessivo attivismo di Vladimir Putin nella regione.
Durante i colloqui ufficiali, Xi e Kim hanno proiettato un’immagine di assoluta fiducia in se stessi e di aperta sfida nei confronti delle pressioni occidentali. Per la Corea del Nord, la presenza del leader della seconda economia mondiale è la certificazione di una legittimazione internazionale che le sanzioni ONU hanno cercato a lungo di negare. Per la Cina, Pyongyang resta una pedina fondamentale – uno “stato cuscinetto” – nella competizione strategica globale con gli Stati Uniti e nel contrasto alla crescente cooperazione militare tra USA, Corea del Sud e Giappone.
I due leader hanno discusso di nuovi canali di scambio commerciale, compatibilmente con le restrizioni internazionali, per garantire stabilità al regime di Kim. Coordinamento strategico: un fronte unito per rispondere alle esercitazioni militari a guida statunitense nella regione del Pacifico. Scambi culturali e tecnologici: il rafforzamento dei legami bilaterali attraverso programmi bilaterali tra i rispettivi partiti.
Il vero motore di questo vertice, tuttavia, risiede nell’ombra proiettata dal Cremlino. Dall’inizio della guerra in Ucraina, l’asse tra Pyongyang e Mosca si è intensificato a livelli senza precedenti, cementato da forniture di munizioni nordcoreane in cambio di tecnologia militare e spaziale russa.
Questa “fuga in avanti” di Kim Jong Un non è gradita a Pechino per tre motivi principali: perdita di leva finanziaria e politica, se Pyongyang trova in Mosca un partner alternativo e disperato, la Cina perde il monopolio dell’influenza sulla penisola coreana. Instabilità regionale: Pechino desidera lo status quo; un eccessivo trasferimento di tecnologie sensibili russe a Kim potrebbe spingere gli Stati Uniti ad aumentare drasticamente la propria presenza militare (e sistemi antimissile) alle porte della Cina. Danno d’immagine: la Cina cerca di mantenere un delicato equilibrio nei rapporti commerciali con l’Europa e gli USA. Essere associata a un asse trilaterale esplicito di “Stati paria” (Cina-Russia-Corea del Nord) complicherebbe la sua agenda economica globale.
La visita di Xi Jinping dimostra che la Cina non ha alcuna intenzione di lasciare il campo libero alla Russia. Pechino si offre nuovamente come il garante principale della sopravvivenza economica e della sicurezza della Corea del Nord, ma esige in cambio che Kim non superi i livelli di guardia che potrebbero incendiare la regione.
Resta da vedere fino a che punto Kim Jong Un, storicamente maestro nel giocare su più tavoli per massimizzare i propri profitti, accetterà di farsi riassorbire totalmente dall’orbita cinese o se continuerà a sfruttare la competizione tra Xi e Putin a proprio esclusivo vantaggio.


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