Cookie Policy ATTUALITA'. ER. STORCHI (UCID): 'CARENZA DI SICUREZZA A REGGIO EMILIA ED IN MOLTE CITTA' ITALIANE. LE ISTITUZIONI DEVONO INVESTIRE SU PRESIDI FISICI E DIGITALI DI CONTROLLO DEL TERRITORIO. NE VA DELL'ECONOMIA URBANA' - Tilancio

ATTUALITA’. ER. STORCHI (UCID): ‘CARENZA DI SICUREZZA A REGGIO EMILIA ED IN MOLTE CITTA’ ITALIANE. LE ISTITUZIONI DEVONO INVESTIRE SU PRESIDI FISICI E DIGITALI DI CONTROLLO DEL TERRITORIO. NE VA DELL’ECONOMIA URBANA’

ATTUALITA’. ER. STORCHI (UCID): ‘CARENZA DI SICUREZZA A REGGIO EMILIA ED IN MOLTE CITTA’ ITALIANE. LE ISTITUZIONI DEVONO INVESTIRE SU PRESIDI FISICI E DIGITALI DI CONTROLLO DEL TERRITORIO. NE VA DELL’ECONOMIA URBANA’

(Ti Lancio dall’Emilia Romagna) Reggio Emilia 5 febbraio 2026 – “Le istituzioni tornino a garantire la legalità: non si può delegare la difesa ai singoli cittadini”. 

Il dilagare della microcriminalità nelle città italiane, così come a Reggio Emilia, non è più solo un problema di ordine pubblico, ma una vera e propria emergenza sociale che mina la fiducia dei cittadini e la tenuta del sistema Paese. A lanciare l’allarme è Fabio Storchi, presidente dell’UCID di Reggio Emilia, che sottolinea come il senso di insicurezza stia diventando un freno invisibile ma potente alla crescita e al benessere delle comunità.

L’urgenza del richiamo di Storchi nasce anche da una drammatica cronaca interna: diversi membri dell’UCID hanno recentemente subito episodi di microcriminalità molto gravi. Non si tratta più solo di piccoli furti, ma di eventi che colpiscono la serenità personale e la stabilità delle attività produttive.

Secondo Storchi, questi episodi – dai furti nelle abitazioni e nelle aziende agli atti vandalici – stanno generando una sensazione di pericolo diffuso che altera i comportamenti quotidiani delle persone. “Non possiamo accettare che il cittadino, o l’imprenditore che investe nel territorio, si senta solo,” afferma Storchi. “È pericoloso e profondamente ingiusto pensare di demandare al singolo la responsabilità della propria difesa. Quando le istituzioni arretrano, nasce la sfiducia; e quando il cittadino sente di doversi proteggere da solo, viene meno il patto sociale su cui si fonda la nostra democrazia.”

La proposta di Storchi non si ferma alla sola denuncia, ma delinea una strategia precisa per il recupero del territorio. Le istituzioni hanno il dovere di investire in infrastrutture moderne che permettano di stabilire presidi digitali (telecamere) e fisici nelle aree più critiche dei centri storici. L’innovazione tecnologica deve servire a mappare il rischio e prevenire il degrado. Sistemi di monitoraggio intelligenti e infrastrutture di rete capillari non servono solo alla sorveglianza, ma a rendere il centro storico un luogo connesso e tecnologicamente avanzato. La tecnologia deve essere accompagnata da una presenza umana costante. Punti di presidio fisici delle forze dell’ordine e servizi di prossimità restituiscono decoro e percezione di sicurezza immediata.

L’obiettivo finale è di natura economica e sociale: permettere alla gente di tornare a frequentare i nostri centri. Solo una città percepita come sicura può favorire il ritorno dei flussi pedonali verso i negozi e le attività locali, cuore dell’economia urbana.

“Il rilancio dei centri urbani e delle imprese di vicinato passa necessariamente dalla riconquista dello spazio pubblico,” osserva Storchi. Quando l’istituzione garantisce la legalità e la sicurezza attraverso investimenti strutturali, si creano le basi per un nuovo ecosistema commerciale. Se le persone tornano a vivere la piazza senza timore, le botteghe tornano a prosperare, agendo esse stesse come sentinelle naturali del territorio.

“Il governo deve fare sentire la sua presenza in modo fermo. Abbiamo bisogno di una strategia che rimetta al centro la tutela della persona e del bene comune, trasformando le aree critiche in laboratori di innovazione e socialità. Solo una comunità che riesce a garantire la legalità può chiedere ai suoi cittadini di guardare al futuro con fiducia” conclude Storchi.

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