(Ti Lancio dall’Emilia Romagna) Reggio Emilia 20 marzo 2026 – In un tempo segnato dal ritorno della guerra e da una crescente frammentazione degli equilibri globali, il mondo economico è chiamato a una scelta di responsabilità. Non può limitarsi a osservare. Deve agire. Deve prendere posizione. E deve farlo con coraggio.
È questo il cuore dell’appello lanciato da Fabio Storchi, presidente di UCID Reggio Emilia, che raccoglie e rilancia il monito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: dire “no” alla competizione selvaggia e alla logica del conflitto come motore delle relazioni internazionali. Un richiamo forte, che si inserisce in un contesto che lo stesso Storchi definisce come una preoccupante “recessione del modello cooperativo” tra gli Stati.
A ispirare questa riflessione è la lectio magistralis tenuta da Mattarella all’Università di Salamanca, nella quale il Capo dello Stato ha indicato una direzione chiara: difendere un ordine internazionale dinamico, sì, ma fondato sulla solidarietà e non sulla mera contrapposizione. Un equilibrio fragile, oggi più che mai messo in discussione.
“L’Europa non può accettare che la cooperazione venga sostituita da una visione puramente contrattualistica, basata sulla competizione e sul conflitto”, sottolinea Storchi. “Spetta a noi, come cittadini e come attori economici, opporci a una perenne instabilità che moltiplica le crisi e calpesta la dignità dei popoli”.
In questa prospettiva, il rifiuto della guerra non può restare un principio astratto. Deve tradursi in azione concreta. In una “diplomazia dal basso” che coinvolga imprese, lavoratori, comunità. Un’idea che richiama anche le parole del cardinale Matteo Zuppi, che invita a non restare spettatori passivi davanti ai conflitti.
La pace, allora, diventa un “cantiere aperto”. Un processo continuo, che chiede agli imprenditori di ridefinire il proprio ruolo. Non più soltanto produttori di valore economico, ma costruttori di legami sociali.
“Non esiste pace senza giustizia sociale”, afferma Storchi.
“Povertà e disuguaglianze sono il terreno su cui nascono e si alimentano i conflitti. L’imprenditore moderno deve uscire dai confini della propria azienda e farsi promotore di un’etica che metta al centro la persona”.
È una visione che si richiama esplicitamente al magistero sociale di Papa Leone: rifiutare un’economia che esclude e divide, per costruirne una capace di includere e generare coesione. L’impresa, in questa chiave, diventa luogo di incontro tra culture, spazio di integrazione, laboratorio di convivenza.
Da qui nascono tre direttrici concrete indicate da UCID Reggio Emilia per il mondo produttivo: contrastare le disuguaglianze per prevenire i conflitti sociali; valorizzare l’impresa come spazio di dialogo tra persone e culture diverse; sostenere il benessere delle comunità come condizione per generare stabilità e speranza.
Il messaggio finale è un invito a non arrendersi al disincanto.
“Non cediamo al pessimismo”, esorta Storchi. “Muoversi per la pace significa generare speranza attraverso azioni quotidiane, nei luoghi di lavoro come nelle nostre città. Solo unendo la fermezza diplomatica invocata da Mattarella alla solidarietà concreta richiesta dal Santo Padre potremo costruire un futuro lontano dalla logica delle armi”.
Un futuro che non nasce nei vertici internazionali, ma anche – e soprattutto – nelle scelte di ogni giorno.


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