(Ti Lancio dalla Francia) Parigi 14 gennaio 2026 – Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il saldo naturale francese diventa negativo. La crescita della popolazione (69,1 milioni) è sostenuta esclusivamente dai flussi migratori.
Il modello demografico francese, per decenni considerato l’eccezione virtuosa d’Europa, ha ufficialmente superato una soglia simbolica e allarmante. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Nazionale di Statistica (Insee), nel 2025 la Francia ha registrato più decessi che nascite, un fenomeno che non si verificava dal 1944, nel pieno del secondo conflitto mondiale.
Nonostante la popolazione totale sia salita a 69,1 milioni di abitanti (+0,25% rispetto al 2024), il motore della crescita è cambiato radicalmente. L’incremento naturale — la differenza tra chi nasce e chi muore — è scivolato in territorio negativo con un saldo di -6.000 persone. Per fare un confronto, solo nel 2015 questo dato segnava un solido +200.000 unità.
A mantenere il segno positivo sulla popolazione totale è stato unicamente il saldo migratorio netto, stimato in +176.000 persone (la differenza tra ingressi e uscite dal Paese).
Nel 2025 sono nati appena 645.000 bambini, il dato più basso dal 1945. Si tratta di un calo del 2,1% rispetto all’anno precedente e di un drammatico -24% rispetto all’ultimo picco del 2010.
A preoccupare gli analisti è il tasso di fertilità totale (Tfr), sceso a 1,56 figli per donna (era 1,61 nel 2024). È il livello più basso dalla fine della Grande Guerra del 1914-1918. Lontano appare ormai l’indice di 2,02 figli registrato nel 2010, che garantiva quasi il ricambio generazionale.
I demografi dell’Insee e dell’Ined identificano un mix di ragioni strutturali e culturali dietro questa “stanchezza” demografica: instabilità economica, la difficoltà nel reperire un lavoro stabile e i costi proibitivi degli alloggi frenano i progetti familiari.
Nuove aspirazioni: una diversa scala di priorità personali che vede la formazione di una famiglia non più come l’unico obiettivo di realizzazione. Ecodistopia e incertezza: l’ansia climatica e l’instabilità geopolitica globale influenzano pesantemente la scelta di mettere al mondo figli.
Conciliazione: le difficoltà nel bilanciare carriera e vita privata permangono nonostante le storiche politiche di welfare transalpine.
Parallelamente al calo delle culle, la Francia affronta l’inevitabile invecchiamento della generazione del “baby boom”, che sta entrando nelle fasce d’età ad alta mortalità. Nel 2025 sono morte 651.000 persone (+1,5% rispetto al 2024), dato influenzato anche da un’epidemia influenzale particolarmente virulenta a inizio anno.
“Con questa nuova situazione, la Francia si allinea semplicemente alla realtà della maggior parte dei paesi europei” ha commentato Gilles Pison, demografo dell’Ined.
La mappa della vitalità europea si sta restringendo drasticamente. Secondo i dati Eurostat, nel 2024 solo cinque nazioni (Irlanda, Cipro, Lussemburgo, Malta e Svezia) mantenevano ancora un saldo naturale positivo. La Francia, l’ultimo grande “motore” demografico del continente, ha ora ufficialmente spento la sua spinta propulsiva naturale.


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