Cookie Policy ATTUALITA'. ITALIA. IL 25 APRILE, SE OGGI SIAMO LIBERI, LO DOBBIAMO ANCHE A QUELLA RESISTENZA - Tilancio

ATTUALITA’. ITALIA. IL 25 APRILE, SE OGGI SIAMO LIBERI, LO DOBBIAMO ANCHE A QUELLA RESISTENZA

ATTUALITA’. ITALIA. IL 25 APRILE, SE OGGI SIAMO LIBERI, LO DOBBIAMO ANCHE A QUELLA RESISTENZA

La nascita di un’Italia libera attraverso i fatti e le pagine dei grandi autori

(Ti Lancio dall’Italia) 24 aprile 2026 – Il 25 aprile non è solo una data sul calendario; è il compleanno della nostra democrazia. In questo giorno, nel 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l’insurrezione generale. Mentre le truppe alleate risalivano la penisola, i partigiani liberavano città simbolo come Milano e Torino, mettendo fine a vent’anni di dittatura fascista e a cinque anni di una guerra devastante.La scelta di questa data come Festa della Liberazione (ufficializzata nel 1946 e resa permanente nel 1949) serve a ricordare che la libertà non fu un “regalo” giunto solo dall’esterno, ma il frutto di una lotta coraggiosa che coinvolse partigiani, soldati e civili.

I valori nati in quei giorni di aprile — libertà, giustizia e partecipazione — sono le fondamenta su cui è stata scritta la nostra Costituzione. Ogni anno, il gesto del Presidente della Repubblica che depone una corona al Milite Ignoto rinnova questo patto di memoria.

Se la storia ci consegna i fatti, la letteratura ci restituisce l’anima di chi ha vissuto quei momenti. Gli scrittori del dopoguerra non volevano solo celebrare la vittoria, ma esplorare le “zone d’ombra”, le paure e l’umanità dei protagonisti. Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno (1947): Calvino sceglie una prospettiva geniale, quella del piccolo Pin. Vedendo la guerra con gli occhi di un bambino, la Resistenza perde ogni retorica monumentale per diventare un’avventura sporca, faticosa, ma profondamente vera. Beppe Fenoglio, Una questione privata (1963): qui la lotta partigiana si intreccia con l’ossessione amorosa del protagonista, Milton. È considerato da molti il libro più bello sulla Resistenza, perché descrive la guerra civile nelle Langhe come una tragedia epica e personale al tempo stesso. Cesare Pavese, La casa in collina (1948): un libro amaro, che racconta il senso di colpa di chi non ha combattuto, riflettendo sull’angoscia di una guerra che non risparmia nessuno, nemmeno chi cerca di restarne fuori. Elio Vittorini, Uomini e no (1945): scritto a ridosso dei fatti, esplora il dilemma etico della violenza necessaria e la dignità dell’essere “uomo” di fronte alla brutalità nazista.

La letteratura del 25 aprile passa anche per i versi di Alfonso Gatto, che nella sua poesia omonima ricorda il “fresco vento” della libertà che soffiava sulle città del Nord, e per le struggenti lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Queste ultime non sono fiction: sono le ultime parole di ragazzi e adulti che hanno affrontato il plotone d’esecuzione per un ideale, rendendo la Resistenza un atto di amore estremo per il futuro.

Come ricordava spesso Calvino, il pericolo più grande è ridurre il 25 aprile a una “celebrazione retorica”. Leggere i libri della Resistenza significa mantenere vivo lo spirito critico e ricordare che la libertà è un bene che va coltivato ogni giorno. Non sono solo storie di ieri, ma bussole per l’oggi.

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