Cookie Policy ATTUALITA'. ITALIA. SIGONELLA 1985: LA NOTTE IN CUI L'ITALIA SFIDÒ L'AMERICA, LA STORIA SI RIPETE? - Tilancio

ATTUALITA’. ITALIA. SIGONELLA 1985: LA NOTTE IN CUI L’ITALIA SFIDÒ L’AMERICA, LA STORIA SI RIPETE?

ATTUALITA’. ITALIA. SIGONELLA 1985: LA NOTTE IN CUI L’ITALIA SFIDÒ L’AMERICA, LA STORIA SI RIPETE?

Nell’ottobre di quarant’anni fa, la base siciliana di Sigonella divenne il teatro di un confronto senza precedenti tra i Carabinieri e la Delta Force. Al centro della disputa, il destino dei dirottatori dell’Achille Lauro e la sovranità nazionale italiana..

(Ti Lancio dall’Italia) 31 marzo 2026 – La “Crisi di Sigonella” non fu solo un caso diplomatico, ma il punto più alto di tensione tra l’Italia e gli Stati Uniti dal dopoguerra. Tutto ebbe inizio il 7 ottobre 1985, quando un commando di quattro terroristi palestinesi del FLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) sequestrò la nave da crociera italiana Achille Lauro al largo delle coste egiziane.

Durante il sequestro, i terroristi uccisero un passeggero ebreo-americano disabile, Leon Klinghoffer, gettando il suo corpo in mare. Il governo italiano, guidato da Bettino Craxi con Giulio Andreotti agli Esteri, scelse la via diplomatica per evitare un massacro, avvalendosi della mediazione di Yasser Arafat (OLP) e dell’inviato Abu Abbas.

Ottenuta la resa dei dirottatori in cambio di un salvacondotto (firmato prima che si sapesse con certezza dell’omicidio Klinghoffer), l’Egitto mise i palestinesi e i mediatori su un Boeing 737 diretto a Tunisi.

Il presidente USA Ronald Reagan, furibondo per la fuga dei terroristi, ordinò un’azione unilaterale: quattro caccia F-14 intercettarono il Boeing egiziano, costringendolo ad atterrare nella base di Sigonella, in Sicilia.

Senza avvertire Roma, due aerei C-141 della Delta Force statunitense atterrarono subito dopo. Gli incursori americani, armi in pugno, circondarono l’aereo egiziano per prelevare i terroristi. Ma Craxi, rivendicando la sovranità italiana (poiché il reato era avvenuto su una nave italiana), ordinò ai VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) e ai Carabinieri di difendere l’aereo.

Si crearono tre cerchi concentrici di uomini armati: i terroristi dentro l’aereo. I Carabinieri e i VAM che circondavano l’aereo. La Delta Force che circondava gli italiani. Un secondo anello di Carabinieri, giunti da Catania e Siracusa, che circondava a sua volta gli americani.

Seguirono ore di altissima tensione e frenetiche telefonate transatlantiche. Reagan chiese la consegna dei palestinesi, ma Craxi fu irremovibile: “In Italia decidono le leggi italiane”. Solo all’alba, di fronte alla fermezza dei militari italiani pronti a fare fuoco, gli Stati Uniti cedettero e ritirarono le forze speciali.

I quattro dirottatori furono presi in consegna dalla magistratura italiana. Tuttavia, il mediatore Abu Abbas fu lasciato partire verso Roma e poi verso la Jugoslavia, poiché il governo italiano ritenne insufficienti le prove del suo coinvolgimento diretto nel dirottamento fornite dagli USA in quel momento (prove che sarebbero arrivate solo poche ore dopo).

La decisione di lasciar fuggire Abu Abbas causò una crisi di governo in Italia, con le dimissioni dei ministri repubblicani guidati da Giovanni Spadolini, convinto atlantista. Nonostante lo strappo, Craxi ricevette poco dopo una lettera di Reagan che iniziava con un iconico “Dear Bettino”, segnando la ricucitura dei rapporti, ma lasciando nella storia il ricordo di una delle poche volte in cui l’Italia disse “no” all’alleato americano per difendere la propria dignità nazionale.

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