Il tycoon annuncia su Truth il via libera all’intesa multilaterale. Vance atteso in Europa prima del G7 di Evian, ma resta il blocco sullo Stretto di Hormuz fino alla sigla.
(Ti Lancio dagli Stati Uniti) Washington 12 giugno 2026 – Una svolta improvvisa che potrebbe mettere la parola fine alla guerra in Iran scoppiata lo scorso 28 febbraio. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato sul suo social network Truth di aver “annullato gli attacchi e i bombardamenti contro l’Iran previsti per questa sera”. La decisione del capo della Casa Bianca è arrivata a seguito di un’accelerazione nei negoziati, proseguiti senza sosta nonostante il fuoco incrociato e le reciproche ostilità nei cieli del Golfo Persico.
Le trattative, ha spiegato il tycoon, “sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate”, trovando una quadra definitiva sia “a livello concettuale che nel dettaglio”. L’accordo sul tavolo da settimane sembra dunque aver incassato il via libera cruciale dei vertici della Repubblica Islamica — sebbene non sia ancora stato confermato se l’assenso finale sia arrivato direttamente da Mojtaba Khamenei.
“Data e luogo della firma saranno annunciati a breve”, ha assicurato Trump nel suo post. Successivamente, parlando dallo Studio Ovale, il presidente statunitense ha fornito ulteriori dettagli sulla tabella di marcia diplomatica, precisando che la sigla del documento potrebbe avvenire “forse nel fine settimana in Europa”, alla vigilia del vertice del G7 di Évian, e che a siglare l’intesa per conto di Washington ci sarà il suo vice, JD Vance.
Resta tuttavia alta la pressione militare ed economica sulla regione. Trump ha infatti chiarito che, fino al momento della firma ufficiale, il blocco navale imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani resterà “pienamente in vigore”. Solo subito dopo la ratifica dell’intesa “riaprirà anche lo Stretto di Hormuz”, vitale corridoio marittimo per il commercio globale di petrolio rimasto paralizzato dal conflitto.
Al momento non si registrano ancora conferme dirette o comunicati ufficiali da Teheran, né da parte dei Paesi terzi che stanno svolgendo il ruolo di mediatori. Ciononostante, secondo quanto rivendicato da Trump, la coalizione a sostegno dell’accordo sarebbe larghissima: avrebbero infatti già espresso il loro formale assenso “tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri”.


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