(Ti Lancio dal Montenegro) Podgorica 13 maggio 2026 – Mentre l’Europa ridisegna i propri confini geopolitici, il Montenegro sta correndo l’ultimo chilometro di una maratona diplomatica durata quattordici anni. Con lo slogan “28 by 28”, Podgorica ha inviato un messaggio inequivocabile a Bruxelles: il Paese è pronto a diventare il 28° Stato membro entro il 2028.
A differenza degli altri candidati dei Balcani Occidentali, il Montenegro ha già aperto tutti i 33 capitoli negoziali . Il 2026 ha segnato il passaggio dalla fase burocratica a quella conclusiva. Entro maggio 2026, il Paese ha già chiuso provvisoriamente circa la metà dei capitoli (inclusi Energia e Controllo Finanziario). L’obiettivo del governo è completare la chiusura di tutti i capitoli rimanenti entro la fine di quest’anno. Ad aprile 2026 è stata ufficialmente avviata la redazione del Trattato di Adesione, un segnale politico fortissimo che indica come il processo sia ormai entrato nella fase finale e irreversibile. Nonostante l’ottimismo, restano dei nodi da sciogliere prima della firma definitiva prevista per il 2027 (necessaria per consentire i 18-24 mesi di ratifica da parte di tutti i Parlamenti UE entro il 2028). È necessaria una stabilità politica costante per garantire che le riforme sulla corruzione non restino solo sulla carta. Bruxelles deve bilanciare l’ingresso del Montenegro con le aspirazioni di Ucraina e Moldova, evitando che il processo diventi puramente politico anziché basato sui meriti. “Il Montenegro non è più solo un candidato, è un caso test per la credibilità dell’allargamento UE. Se il 2028 diventerà realtà, sarà la prova che il sistema basato sul merito funziona ancora.” Trattato di Adesione , questa “anomalia” è diventata uno dei nodi tecnici più complessi da sciogliere tra Podgorica e Bruxelles.
L’essere già “eurizzato” ha fornito al Montenegro uno scudo macroeconomico che altri candidati balcanici non hanno avuto. Per gli investitori europei (specialmente italiani, tedeschi e austriaci), investire in Montenegro non comporta rischi legati alla valutazione di una moneta locale. Questo ha favorito enormemente il settore immobiliare e turistico. L’uso dell’Euro ha ancorato le aspettative di inflazione a quelle dell’Eurozona, garantendo una stabilità dei prezzi relativa superiore rispetto ai vicini che gestiscono valute nazionali volatili. Il commercio con l’UE (che rappresenta il principale partner del Paese) è semplificato, eliminando i costi di conversione valutaria per le imprese montenegrine. L’Euro è agile come un “sigillo di garanzia” per i mercati finanziari, permettendo al Paese di finanziarsi a tassi spesso più vantaggiosi rispetto al suo effettivo rating creditizio.
Il problema principale è che l’Euroizzazione unilaterale viola i trattati UE, che prevede un percorso rigido (Trattato di Maastricht -> Adesione UE -> Parametri di convergenza -> Ingresso nell’Eurozona).
Bruxelles non può permettere che un Paese entri nell’Eurozona “dalla porta di servizio”, poiché creerebbe un precedente pericoloso per altri candidati. Il Montenegro non può “adottare” l’Euro perché lo usa già, ma non soddisfa formalmente i criteri di convergenza (deficit, debito, stabilità dei prezzi) richiesti per i membri ufficiali. La Banca Centrale del Montenegro non può stampare moneta né agire sui tassi di interesse. In caso di crisi asimmetrica (es. un crollo improvviso del turismo), Podgorica non può svalutare la moneta per rendere le sue esportazioni più competitive. In una crisi bancaria, la Banca Centrale nazionale ha margini limitatissimi per iniettare liquidità nel sistema, non avendo accesso diretto ai canali della BCE.
Senza la leva monetaria, l’unica variabile di aggiustamento e la politica fiscale. Il Paese deve mantenere una disciplina di bilancio ferrea. Qualsiasi scostamento eccessivo del debito pubblico (che nel 2026 resta sotto osservazione speciale della Commissione) non può essere “coperto” da manovre monetarie, rischiando il default o misure di austerità brutali. Invece di forzare il Montenegro a creare una moneta temporanea (ipotesi irrealistica e distruttiva), l’UE potrebbe concedere una deroga eccezionale. In cambio, Podgorica dovrà accettare clausole di salvaguardia più severe su vigilanza bancaria, lotta al riciclaggio e parametri di bilancio, agendo di fatto come un membro dell’Eurozona “senza diritto di voto” fino alla piena convergenza: Invece di forzare il Montenegro a creare una moneta temporanea (ipotesi irrealistica e distruttiva), l’UE potrebbe concedere una deroga eccezionale.
In cambio, Podgorica dovrà accettare clausole di salvaguardia più severe su vigilanza bancaria, lotta al riciclaggio e parametri di bilancio, agendo di fatto come un membro dell’Eurozona “senza diritto di voto” fino alla piena convergenza.


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