(Ti Lancio dal Sudafrica) Johannesburg 1 luglio 2026 – Nelle principali città del Sudafrica la tensione resta altissima. Molte attività commerciali sono state costrette a chiudere e le forze dell’ordine sono state dispiegate in massa nelle strade per contenere le proteste anti-immigrazione che stanno attraversando il Paese.
I gruppi promotori delle proteste avevano fissato una scadenza per intimare ai cittadini stranieri irregolari di lasciare il Paese, diffondendo la falsa notizia di imminenti arresti e deportazioni di massa. Sebbene il governo sudafricano abbia smentito categoricamente queste minacce, la paura ha spinto migliaia di persone a fuggire.
Il presidente Cyril Ramaphosa è intervenuto duramente sulla questione, condannando le intimidazioni: “Il diritto di protestare non permette alle persone di minacciare o intimidire gli altri, né di abbandonarsi ad atti di vandalismo o violenza. Qualunque sia la motivazione, farsi giustizia da soli è una forma di vigilantismo.”
Secondo le testimonianze sul campo, i manifestanti appartengono a diverse classi sociali (sia lavoratrice sia media) e a differenti etnie del Paese, uniti dalla richiesta di un intervento governativo contro l’immigrazione irregolare. Tra le principali motivazioni dei manifestanti emergono. Frustrazione economica: molti protestano per la mancanza di lavoro, lamentando che persino persone laureate non riescono a trovare un’occupazione. Sfiducia nella politica: i manifestanti dichiarano di aver ascoltato troppe promesse non mantenute da parte delle istituzioni.
Nonostante gli organizzatori avessero inizialmente assicurato che le marce sarebbero state pacifiche, in quartieri densamente popolati da comunità straniere come Yeoville e Hillbrow (Johannesburg) si sono verificati disordini. Alcuni gruppi si sono staccati dai cortei principali per danneggiare vetrine e appiccare incendi, costringendo la polizia e l’esercito a intervenire per disperdere la folla.
La situazione attuale si inserisce in un contesto di attacchi xenofobi che nelle ultime settimane hanno già provocato vittime tra i cittadini provenienti da Mozambico, Etiopia e Malawi.
La paura non colpisce solo i migranti irregolari, ma anche i residenti legali. La crisi sta avendo pesanti ripercussioni quotidiane. Rifugiati e tendopoli: migliaia di stranieri si trovano accampati fuori dai consolati e dai centri di accoglienza in cerca di protezione. Perdita di lavoro e casa: molti denunciano di essere stati licenziati o sfrattati da datori di lavoro e proprietari immobiliari intimoriti dalle minacce di ritorsioni o multe. Rimpatri d’emergenza: diversi governi africani hanno già attivato voli e autobus d’emergenza per rimpatriare i propri connazionali in fuga.
Il dibattito sull’immigrazione si sta surriscaldando anche a causa delle imminenti elezioni di novembre, con alcuni esponenti politici che utilizzano una retorica sempre più dura contro gli stranieri per raccogliere consensi.Il Sudafrica purtroppo non è nuovo a queste dinamiche. Il Paese ha una lunga storia di tensioni xenofobe sfociate in violenza: 2008: 62 persone persero la vita durante gravi rivolte. 2015-2016: nuova ondata di attacchi diffusi. 2019: almeno 12 vittime a causa di assalti coordinati contro attività commerciali gestite da stranieri nell’area di Johannesburg.


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