Cookie Policy ATTUALITA'. THAILANDIA. LA DISPLOMAZIA DEL BAMBU': TRA USA E CINA - Tilancio

ATTUALITA’. THAILANDIA. LA DISPLOMAZIA DEL BAMBU’: TRA USA E CINA

ATTUALITA’. THAILANDIA. LA DISPLOMAZIA DEL BAMBU’: TRA USA E CINA

(Ti Lancio dalla Thailandia) Bangkok 2 dicembre 2025 – La Thailandia ferma al titolo di più antico alleato degli Stati Uniti in Asia (dal 1833) ed è da tempo un pilastro nella strategia di sicurezza del Sud-Est asiatico, ospitando le esercitazioni congiunte annuali Cobra Gold. Nonostante questo legame storico, Bangkok si trova oggi al centro di un complesso di riallineamento geopolitico, costretta a navigare tra la storica partnership di sicurezza con Washington e il crescente imperativo economico e infrastrutturale rappresentato da Pechino.

La dinamica attuale non è di un semplice “riavvicinamento agli USA” o di una “convergenza con la Cina”, ma piuttosto di un’attenta strategia di bilanciamento che gli analisti trovano “diplomazia del bambù”: piegarsi con il vento per non spezzarsi, cercando di massimizzare i benefici da entrambe le superpotenze.

Nonostante anni di relazioni altalenanti (soprattutto in seguito ai colpi di stato militare in Thailandia, spesso sanzionati da Washington), il legame di sicurezza con gli USA è tornato in auge. L’esercito tailandese continua a fare affidamento sulle forniture militari statunitensi, nonostante l’interesse per i sottomarini cinesi. Le consultazioni bilaterali di alto livello sono riprese con maggiore frequenza, mirando a contrastare le crescenti minacce regionali.
L’interesse di Washington è chiaro: mantenere il proprio ruolo di garante della sicurezza regionale e impedire che l’alleato strategico si posizioni completamente nell’orbita cinese.

L’ago della bilancia, tuttavia, punta sempre più verso la Cina in termini economici. Pechino è saldamente il primo partner commerciale della Thailandia e un investitore chiave. La Cina è il motore principale del progetto ferroviario ad alta velocità che collegherà la Thailandia al Laos e, infine, alla Cina continentale. Questi progetti non sono solo economici; sono strumenti di influenza politica che integrano la Thailandia nella sfera economica cinese.
Prima della pandemia, i turisti cinesi dominavano il mercato tailandese, e gli investimenti cinesi nel settore manifatturiero e immobiliare continuano a crescere in modo esponenziale.
A Bangkok, l’economia cinese offre un’opportunità di crescita e modernizzazione che gli Stati Uniti, storicamente più concentrati sulla sicurezza che gli investimenti diretti in infrastrutture, non riescono a eguagliare.

La politica estera tailandese non è definita da scelta una netta, ma dalla necessità di gestire la competizione tra le due potenze. L’obiettivo primario è la sopravvivenza e la prosperità nazionale , non la fedeltà esclusiva a un blocco. La Thailandia ha cercato di diversificare gli acquisti militari, includendo hardware sia dagli USA che dalla Cina, un chiaro tentativo di non sbilanciarsi eccessivamente. Bangkok promuove attivamente il ruolo centrale dell’ASEAN nel mantenere la stabilità regionale, una posizione che le consente di evitare di schierarsi apertamente nei confronti della Cina sulle questioni controverse (come il Mar Cinese Meridionale).
L’attuale governo thailandese, pur consapevole dell’importanza del legame storico con gli Stati Uniti, riconosce che il suo futuro economico è intrinsecamente legato alla Cina. Il risultato è una politica estera estremamente cauta: massimizzare i benefici economici cinesi, senza sacrificare le garanzie di sicurezza americane.

La Thailandia non si sta avvicinando esclusivamente a nessuno dei due, ma sta cercando di restare nel mezzo, gestendo sapientemente le crescenti pressioni delle due superpotenze.

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