(Ti Lancio dagli Stati Uniti) Silicon Valley 28 gennaio 2026 – Le tensioni sociali che stanno attraversando gli Stati Uniti entrano prepotentemente nei campus della Silicon Valley. Centinaia di lavoratori delle principali aziende tecnologiche mondiali — tra cui Google, Meta, OpenAI, Amazon e Salesforce — hanno firmato e diffuso una lettera aperta indirizzata ai rispettivi CEO con una richiesta senza precedenti: condannare pubblicamente le azioni dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) e fare pressione sulla Casa Bianca per il ritiro degli agenti dalle città.
L’iniziativa nasce sulla scia dei recenti e controversi interventi dell’ICE in Minnesota, che hanno scatenato un’ondata di proteste a livello nazionale. Secondo quanto riportato dal New York Times, i dipendenti del settore tech non intendono più restare neutrali di fronte a quella che definiscono una “militarizzazione delle aree urbane”.
La lettera evidenzia come le tecnologie sviluppate all’interno di queste stesse aziende (cloud computing, analisi dei dati tramite AI e sistemi di sorveglianza) rischino di diventare strumenti operativi nelle mani delle agenzie federali per operazioni contestate dalla società civile.
Il documento sottoscritto dai lavoratori è articolato in alcuni punti chiave. I CEO devono dissociarsi formalmente dalle tattiche utilizzate dall’ICE nelle recenti operazioni in città come Minneapolis. Fare pressione diretta sull’amministrazione alla Casa Bianca affinché venga ordinato il ritiro immediato degli agenti federali dalle zone di protesta e dai centri urbani. Una revisione dei contratti di fornitura tecnologica che legano le Big Tech alle agenzie governative coinvolte nella gestione dell’immigrazione e della sicurezza interna.
Ciò che rende questa protesta diversa dalle precedenti è l’eterogeneità dei firmatari. Per la prima volta, i ricercatori di OpenAI si sono uniti agli ingegneri di Google e ai dipendenti della logistica di Amazon, creando un fronte compatto che attraversa tutta la piramide produttiva del settore tech. “Le nostre aziende non possono dichiararsi orientate al bene dell’umanità e al progresso sociale mentre i nostri strumenti vengono utilizzati per azioni che destabilizzano le comunità locali”, si legge in uno stralcio della lettera.
Al momento, i vertici delle aziende coinvolte mantengono una linea di estrema prudenza. Se da un lato Meta e Google hanno storicamente difeso il diritto dei dipendenti alla libertà di espressione, dall’altro i contratti governativi rappresentano una fetta significativa del business infrastrutturale (soprattutto per Amazon e Salesforce).
Tuttavia, con l’opinione pubblica fortemente polarizzata e la pressione interna in costante aumento, il silenzio dei CEO potrebbe diventare insostenibile nel breve periodo.
Questo evento segna un nuovo capitolo nel rapporto tra forza lavoro e management nel settore tecnologico. Non si discute più solo di salari o condizioni di lavoro, ma del potere politico delle piattaforme e della responsabilità morale di chi le costruisce.


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