IL DELFINO DI SAN MARCO DIVENTA CASO DI STUDIO; TORNA LA FOCA MONACA; SVELATO IL CODICE GENETICO DEI CEFALOPODI
(Ti Lancio dal Veneto) Venezia 20 febbraio 2026 – Dalla laguna veneta alle profondità del Mediterraneo, fino ai laboratori di genetica: il mare italiano e la ricerca scientifica segnano oggi tre tappe fondamentali per la biodiversità e l’innovazione tecnologica. Nel cuore di Venezia, una presenza inaspettata è diventata oggetto di un protocollo scientifico d’avanguardia. Un esemplare di delfino ha scelto il bacino di San Marco come propria dimora stanziale, spingendo le istituzioni a lanciare un progetto di monitoraggio dedicato. L’iniziativa, promossa dal CERT, dal Comune di Venezia e dalla Fondazione Musei Civici (attraverso il Museo di Storia Naturale “Giancarlo Ligabue”), mira a trasformare l’ospite familiare in un caso di studio per la protezione dei cetacei in contesti urbani complessi. “Scienza e collaborazione istituzionale si uniscono per garantire la sicurezza del mammifero e la comprensione del suo comportamento”, spiegano i promotori.
Una notizia storica arriva dal fronte della conservazione: dopo tre anni di ricerche e monitoraggi intensivi, uno studio scientifico suggerisce che la Foca monaca potrebbe aver ripreso a riprodursi nei mari italiani. I risultati della ricerca triennale confermano un habitat nuovamente idoneo e segnalano la presenza di esemplari in aree dove la specie era considerata estinta da decenni, segnando un successo senza precedenti per le politiche di tutela marina.
Sul fronte della ricerca applicata, la genetica compie un passo da gigante: è stato ufficialmente decriptato il codice genetico che permette ai polpi di diventare invisibili. I ricercatori sono riusciti a isolare le proteine responsabili del mimetismo dinamico dei cefalopodi, riproducendole ora “in massa” in laboratorio. La scoperta apre scenari rivoluzionari non solo per la biologia marina, ma anche per lo sviluppo di nuovi materiali biomimetici e tecnologie ottiche avanzate.


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