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CLIMA. NATURA.ITALIA. MICROPLASTICHE NELLA NOTTE: QUANDO L’INQUINAMENTO ENTRA NELLA CATENA ALIMENTARE DEI GUFI

CLIMA. NATURA.ITALIA. MICROPLASTICHE NELLA NOTTE: QUANDO L’INQUINAMENTO ENTRA NELLA CATENA ALIMENTARE DEI GUFI

(Ti Lancio dall’Italia) 20 febbraio 2026 – Il silenzio della notte, interrotto solo dal battito d’ali felpato di un gufo in caccia, nasconde un’insidia invisibile. Nonostante questi predatori vivano lontani dagli oceani, le microplastiche hanno trovato la strada per penetrare nei loro ecosistemi, risalendo la catena alimentare fino ai vertici della piramide trofica.

La conferma scientifica di questo fenomeno arriva da uno studio recente pubblicato sull’European Journal of Wildlife Research (2025) e dalle ricerche condotte dal team guidato da Alessandro Nessi su Chemosphere. Analizzando le borre (i resti non digeriti delle prede rigurgitati dai rapaci), i ricercatori hanno isolato microfibre e frammenti plastici all’interno dei campioni di Gufo comune (Asio otus) e Barbagianni (Tyto alba).Le microplastiche (particelle inferiori ai 5 mm) non galleggiano solo nelle acque: viaggiano nell’aria e si depositano nei suoli. Lo studio, condotto da un team internazionale (tra cui Seyfe e Çırak ), evidenzia come queste particelle vengano ingerite involontariamente da roditori e insetti. Attraverso il bioaccumulo , il gufo — predatore apicale — finisce per concentrarsi nel proprio organismo polimeri sintetici come il PET e il polipropilene. Secondo i dati pubblicati da Springer Nature, oltre il 60% dei campioni analizzati presentava contaminazione da microplastiche, con una netta prevalenza di fibre tessili (78%) , seguite da frammenti e film plastici. Questa ricerca trasforma i gufi in vere e proprie “sentinelle ecologiche”: la loro contaminazione è lo specchio di un habitat terrestre — quello delle nostre campagne e dei nostri boschi — che ha ormai perso la sua verginità rispetto ai rifiuti microscopici prodotti dall’uomo.

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