Il riscaldamento globale non sta solo cambiando il clima, ma sta alterando la fisica stessa del nostro pianeta. Un nuovo studio rivela che la rotazione terrestre sta rallentando a un ritmo mai visto negli ultimi 3,6 milioni di anni
(Ti Lancio dalla Svizzera) Zurigo 16 marzo 2026 – Il fenomeno può essere spiegato con una legge fisica elementare: la conservazione del momento angolare. Immaginate un pattinatore artistico che ruota su se stesso: quando stringe le braccia al corpo, accelera; quando le allungano, rallentano.
A causa del cambiamento climatico, lo scioglimento accelerato delle calotte polari e dei ghiacciai montani sta spostando enormi masse d’acqua dai poli verso l’equatore. Questo “rigonfiamento” d’acqua intorno alla zona equatoriale agisce esattamente come le braccia del pattinatore: allontana la massa dall’asse di rotazione, costringendo la Terra a rallentare la sua corsa.
La vera novità scientifica, emersa dalla collaborazione tra l’Università di Vienna e il Politecnico di Zurigo (ETH Zurich), risiede nella profondità temporale dell’analisi. Per capire se questo rallentamento fosse un evento ciclico o un’anomalia, i ricercatori hanno analizzato i foraminiferi bentonici, piccoli organismi marini unicellulari.
Attraverso lo studio chimico di questi fossili, gli scienziati hanno ricostruito le variazioni del livello dei mari negli ultimi milioni di anni, arrivando a una conclusione inquietante. Tra il 2000 e il 2020, le giornate si sono allungate di 1,33 millisecondi per secolo a causa del clima. Questo ritmo di crescita della durata del giorno non ha precedenti negli ultimi 3,6 milioni di anni. “L’attuale rapido aumento può essere attribuito principalmente alle influenze umane”, afferma il professore Benedikt Soja dell’ETH di Zurigo.
Se dal punto di vista biologico un allungamento di pochi millisecondi non influirà sul nostro sonno o sui ritmi circadiani, l’impatto sul nostro mondo iper-tecnologico potrebbe essere critico.
La nostra società dipende da una sincronizzazione estrema. Sistemi come il GPS, le transazioni finanziarie globali e la navigazione spaziale si basano sul tempo atomico, che deve essere preciso al miliardesimo di secondo. Una Terra che “perde colpi” richiede continui e complessi aggiustamenti degli orologi atomici per evitare errori di posizionamento che, su scala globale, potrebbero diventare significativi.
Le proiezioni non sono rassicuranti. Se le emissioni di gas serra continueranno a riscaldare il pianeta ai ritmi attuali, entro la fine del XXI secolo l’effetto del clima sulla rotazione terrestre potrebbe superare quello esercitato dalla Luna (che storicamente è il principale fattore di rallentamento della Terra).
Gli scienziati prevedono che, entro il 2100, la durata di un giorno potrebbe aumentare di altri 2,62 millisecondi. Un segnale silenzioso, ma inesorabile, di quanto l’attività umana sta rimodellando i meccanismi più profondi del pianeta che ci ospita.


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