(Ti Lancio dal Regno Unito) Exeter 1 luglio 2026 – Il riscaldamento globale segna un nuovo e preoccupante traguardo. Il 21 giugno, la temperatura media globale della superficie marina ha raggiunto la cifra record di 21,0 °C. I dati, registrati dal Copernicus Climate Change Service (C3S) e dal Copernicus Marine Service (CMEMS), superano i già allarmanti record del 2023 (20,83 °C) e del 2024 (20,86 °C).
Anche se uno scarto di 0,1 °C può sembrare marginale, gli esperti avvertono: variazioni minime a livello globale sono in grado di destabilizzare interi ecosistemi e innescare eventi meteo estremi.
A spingere la temperatura verso questo picco ha contribuito la comparsa, all’inizio di giugno, delle condizioni di El Niño nel Pacifico equatoriale. Tuttavia, gli scienziati invitano a guardare il quadro generale: non si tratta di un evento isolato, ma di una tendenza di lungo periodo guidata dal cambiamento climatico.
Negli ultimi tre anni, le temperature degli oceani (escluse le regioni polari) sono state tra lo 0,35 °C e lo 0,73 °C superiori alla media storica. “Le condizioni attuali potrebbero indicare l’inizio di una nuova fase che ci porta, ancora una volta, in territorio inesplorato. Con le temperature oceaniche a questi livelli e El Niño all’orizzonte, è probabile che nei prossimi mesi verranno infranti altri record.” — Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service.
L’allarme di Copernicus coincide con le recenti stime delle Nazioni Unite, che evidenziano scenari ad alto rischio per i prossimi cinque anni: 91% di probabilità che almeno uno dei prossimi cinque anni superi la soglia critica di 1,5 °C fissata dagli Accordi di Parigi; 86% di probabilità che uno di questi anni superi il 2024 come anno più caldo mai registrato nella storia.
Il surriscaldamento dei mari non è un problema confinato all’acqua; agisce come un vero e proprio “motore” per il clima terrestre.
Accelera lo scioglimento dei ghiacci (fenomeno già visibile nei ghiacciai svizzeri a giugno) e minaccia le coste.
Sconvolgono la pesca, danneggiano le economie costiere e intensificano la calura sulle aree terrestri vicine.
Mentre gli scienziati di Copernicus continuano a monitorare la situazione per capire se questo massimo storico sia temporaneo o destinato a durare, la comunità scientifica invita a non usare i fenomeni naturali come alibi.
La climatologa Friederike Otto dell’Imperial College di Londra ha avvertito che molte città non sono ancora pronte ad affrontare la gamma di eventi meteorologici estremi che ci attende se supereremo stabilmente la soglia di 1,5 °C.
Otto ha poi voluto fare una precisazione cruciale sul ruolo di El Niño: “El Niño va e viene. Il cambiamento climatico, al contrario, continuerà a peggiorare finché non smetteremo di bruciare combustibili fossili.”
Ph credit: Copernicus


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