(Ti Lancio dal Piemonte) Torino 20 gennaio 2026 – Con 1.300 imprese estere già attive e 183.000 addetti, la regione si conferma una calamita per gli investimenti globali. L’automotive guida la carica, ma la diversificazione e la tenuta industriale aprono nuove prospettive di crescita.
Il Piemonte non è solo la culla dell’industria italiana, ma sta diventando il porto sicuro dei capitali esteri che cercano competenza, infrastrutture e visione strategica. I dati sono inequivocabili: oggi sono 1.300 le multinazionali estere che hanno scelto di radicarsi tra le Alpi e il Po, garantendo occupazione a oltre 183.000 addetti.
Ma la notizia più rilevante non riguarda il passato, bensì il futuro prossimo: sono infatti oltre 600 i dossier aperti di potenziali investitori internazionali che guardano alla regione per nuovi insediamenti o per il potenziamento di quelli esistenti.
Nonostante le sfide della transizione elettrica e geopolitica, l’automotive continua a essere il motore trainante. Un terzo delle multinazionali presenti opera in questo settore, confermando il Piemonte come uno dei distretti della mobilità più avanzati al mondo.
Non si parla più solo di assemblaggio, ma di ingegneria dell’autoveicolo, sviluppo di software per la guida autonoma e nuove tecnologie per le batterie. La presenza estera in questo comparto funge da acceleratore per tutta la filiera della subfornitura locale, innalzando gli standard di qualità e innovazione.
I 600 dossier attualmente sul tavolo della Regione e delle agenzie di attrazione investimenti non sono frutto del caso. I fattori di competitività rilevati dagli analisti includono: l’ecosistema universitario (Politecnico di Torino in primis) sforna talenti pronti per l’industria 4.0.
La posizione geografica, asse portante dei corridoi europei, rende il Piemonte un nodo nevralgico per l’export. La densità di centri di ricerca e sviluppo privati rende la regione un luogo ideale per il testing di nuove tecnologie.
I 600 dossier aperti rappresentano un’opportunità di “ri-globalizzazione” in cui il Piemonte può giocare un ruolo da protagonista, trasformando la sua eredità manifatturiera in una moderna piattaforma di servizi e produzione ad alto valore aggiunto.


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