Cookie Policy ENERGIA. QATAR. STOP ALL'ENERGIA: "PRODUZIONE FERMA FINCHÉ DURANO LE OSTILITÀ" - Tilancio

ENERGIA. QATAR. STOP ALL’ENERGIA: “PRODUZIONE FERMA FINCHÉ DURANO LE OSTILITÀ”

ENERGIA. QATAR. STOP ALL’ENERGIA: “PRODUZIONE FERMA FINCHÉ DURANO LE OSTILITÀ”

(Ti Lancio dal Qatar) Doha 6 marzo 2026 – Il ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha gelato i mercati internazionali in un’intervista rilasciata al Financial Times. La posizione di Doha è netta: non ci sarà alcuna ripresa della produzione energetica finché non verrà garantita la totale sicurezza delle infrastrutture e del personale.

Al-Kaabi ha chiarito che la decisione non è politica, ma legata alla sicurezza operativa. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni:

“Il segnale arriverà quando i nostri militari diranno che le ostilità sono cessate completamente e che non saremo più attaccati. Non metteremo in pericolo la nostra gente.”

Questa chiusura a tempo indeterminato sposta l’asse della crisi su un piano puramente militare: la ripresa dei flussi di gas e petrolio dal Qatar dipenderà esclusivamente dal cessate il fuoco sul campo. Il ministro  ha poi alzato il tiro, spostando l’attenzione sul possibile allargamento del conflitto all’Iran. Un’escalation in quest’area non sarebbe solo un problema regionale, ma un cataclisma per l’intero sistema finanziario globale.

Secondo al-Kaabi, una guerra aperta in Iran ha il potenziale di far crollare le economie mondiali: a causa dell’impennata dei prezzi e dell’interruzione delle catene di approvvigionamento. Bloccare l’intero Golfo: il ministro prevede che, in caso di escalation, tutti gli esportatori di energia della regione potrebbero essere costretti a interrompere le attività.

Se le previsioni di al-Kaabi dovessero avverarsi, il mondo si troverebbe di fronte a uno shock energetico senza precedenti. Il Qatar è uno dei principali esportatori di gas naturale liquefatto (GNL) al mondo; un suo stop prolungato, unito a una possibile paralisi degli altri paesi del Golfo, lascerebbe l’Europa e l’Asia senza alternative immediate.

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