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Esteri. Politica. Germania, il terremoto in Sassonia-Anhalt: l’AfD vola al 45& e la CDU crolla. Il modello Merz va in frantumi

Esteri. Politica. Germania, il terremoto in Sassonia-Anhalt: l’AfD vola al 45& e la CDU crolla. Il modello Merz va in frantumi

Ti Lancio dalla Germania 7 settembre 2026 – La Germania politica si è svegliata con le fondamenta spaccate a metà. Le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt non si sono rivelate un semplice turno amministrativo, ma una scossa di magnitudo altissima che manda in frantumi le certezze del governo federale e archivia definitivamente gli schemi tradizionali.

Mentre a Berlino si parlava ancora di arginare la protesta, i numeri reali hanno superato anche i sondaggi più pessimisti della vigilia. L’Alternative für Deutschland (AfD) ha travolto gli avversari, aprendo una crisi politica senza precedenti nel cuore industriale dell’Europa.

L’AfD, guidata dal trentacinquenne Ulrich Siegmund, ha registrato un risultato straordinario. Mettendo a confronto i dati degli exit poll (44,4%) e le prime proiezioni reali dello scrutinio (giunte al 46,2% al 71% delle schede Simply elaborate), il partito si attesta su una media probabile vicina al 45%. Un dato provvisorio che non conteggia ancora l’impatto del voto postale, ma che rappresenta già un unicum nella storia recente della Repubblica Federale.

Per la Democrazia Cristiana (CDU) di Friedrich Merz si tratta invece di una disfatta storica: il partito di governo crolla attorno al 17%, vedendo praticamente dimezzati i propri consensi rispetto alla tornata precedente.

Il panorama delle altre forze politiche riflette la marginalizzazione dei partiti tradizionali di governo e di sinistra: SPD (Socialdemocratici): fermi all’8,5%. Die Linke (Sinistra): attestata all’8,5%. I Verdi: stabili intorno all’8%. BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht): in bilico sul filo del rasoio attorno alla soglia di sbarramento del 5%.FDP (Liberali): cancellati dal parlamento regionale con un misero 2,5 per cento.

La lettura più significativa di questo voto non riguarda le etichette ideologiche, ma la composizione sociale dell’elettorato. L’AfD non rappresenta più un fenomeno di sola protesta marginale, ma si è trasformata nella prima forza trainante del mondo del lavoro e della produzione.

I dati demografici elaborati da Infratest dimap evidenziano una spaccatura netta nella società tedesca: operai: il 61% ha scelto l’AfD. Piccoli imprenditori e autonomi: il 53% ha sostenuto il partito di Siegmund. Fasce d’età lavorativa (35-59 anni): il 53% in entrambi i segmenti anagrafici ha votato AfD.

Elettorato maschile: il 51% ha premiato la destra.

Di contro, la CDU evidenzia una vera e propria desertificazione anagrafica: raccoglie appena il 9% nella fascia 35-44 anni e crolla a un drammatico 5% tra i giovani dai 18 ai 24 anni (fascia dove l’AfD vola al 42%). L’unico segmento in cui i popolari tengono il passo (31% contro il 32% dell’AfD) è quello degli over 70. Una base elettorale che ritrae un partito rifugiato nelle pensioni, mentre il ceto produttivo e i giovani hanno ormai cambiato rotta.

Questa dinamica elettorale trova spiegazione in fattori materiali ben precisi. La Sassonia-Anhalt è un territorio a forte vocazione manifatturiera e chimica, settori duramente colpiti dai rincari energetici, dall’inflazione e da una transizione verde percepita come calata dall’alto dai palazzi di Berlino e Bruxelles.

In un contesto in cui la crisi industriale picchia duro — con casi emblematici come il ridimensionamento della produzione d’acciaio e le chiusure delle linee produttive nel Paese —, l’aumento delle bollette e la perdita di potere d’acquisto hanno intaccato la fiducia nelle ricette dei partiti tradizionali.

A questi timori economici si unisce la gestione dell’immigrazione, percepita da ampie fasce di popolazione come incontrollata e gravosa per la spesa pubblica locale. La convergenza del 61% delle tute blu su AfD appare dunque come una risposta diretta alle incertezze sulla tenuta dell’occupazione e del tenore di vita.

L’attenzione si sposta ora sulla formazione della maggioranza nel Landtag. Con una quota di voti per AfD vicina al 46%, molto dipenderà dall’esito del BSW: se il partito di Sahra Wagenknecht non dovesse superare la soglia del 5%, la quota di seggi necessaria per la maggioranza assoluta si abbasserebbe, rendendo teoricamente possibile la nascita di un governo monocolore guidato da Ulrich Siegmund.

In caso contrario, gli scenari per le forze di governo a Berlino rimangono complessi. Il “cordone sanitario” allargato: una mega-coalizione d’emergenza che includa CDU, SPD, Verdi e persino La Sinistra (Die Linke). Un’alleanza eterogenea, mossa principalmente dal contenimento dell’AfD, che rischierebbe di paralizzare l’azione amministrativa e di alimentare ulteriormente il dissenso.

La spaccatura interna alla CDU. La base locale democristiana, segnata dal crollo elettorale, potrebbe opporsi ad alleanze con le forze della sinistra radicale, aprendo la strada a possibili aperture o forme di appoggio esterno.

Sullo sfondo resta la posizione politica di Friedrich Merz. Il leader della CDU aveva posto tra i propri obiettivi strategici il dimezzamento dei consensi dell’AfD; l’esito delle urne in Sassonia-Anhalt ha invece mostrato il dimezzamento dei voti del suo stesso partito, ponendo l’esecutivo federale di fronte a un nodo politico di difficile risoluzione.

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