Addio al Nasdaq e ai certificati ADR: la società sceglie la quotazione ordinaria al NYSE. Un piano da 50 miliardi di dollari che scuote la City di Londra e guarda alla strategia di Trump.
(Ti Lancio dal Regno Unito e dagli Stati Uniti) Londra-New York 2 febbraio 2026 – AstraZeneca, il colosso farmaceutico anglo-svedese, ha ufficialmente avviato le negoziazioni delle proprie azioni ordinarie alla Borsa di New York (NYSE). Non si tratta di un semplice passaggio tecnico, ma di una metamorfosi strutturale: l’azienda ha trasformato la propria presenza negli Stati Uniti, passando dai certificati American Depositary Receipts (ADR) quotati al Nasdaq a una vera e propria quotazione ordinaria.
Questa mossa segna un punto di non ritorno per il maggiore produttore di farmaci del Regno Unito, il cui baricentro economico si sta spostando inesorabilmente verso Washington e Wall Street.
La decisione, caldeggiata dal CEO Pascal Soriot, riflette la realtà dei numeri: quasi la metà dei ricavi globali di AstraZeneca proviene oggi dal mercato statunitense. La nuova struttura assegna pari peso alle quotazioni nel Regno Unito, in Svezia e negli Stati Uniti, facilitando agli investitori americani l’accesso diretto ai titoli ordinari.
Ma la strategia è anche politica. In un contesto segnato dalle pressioni commerciali e dalla minaccia di nuovi dazi dell’amministrazione di Donald Trump, AstraZeneca ha giocato d’anticipo, annunciando un imponente piano di investimenti da 50 miliardi di dollari negli Stati Uniti entro il 2030. Un impegno che contrasta nettamente con la decisione di sospendere l’espansione da 200 milioni di sterline della sede centrale nel Regno Unito, segnale di un raffreddamento nei rapporti con il sistema-paese britannico.
Con questo “sbarco” ordinario a New York, AstraZeneca dimostra che la competitività oggi non si gioca solo nei laboratori di ricerca, ma nella capacità di posizionarsi strategicamente dove il capitale è più fluido e la politica industriale più aggressiva. Se da un lato l’azienda garantisce parità tra le sue sedi storiche (Svezia e UK) e la nuova frontiera americana, nei fatti il mercato USA diventa l’unico vero motore della crescita futura. Per Londra, è un campanello d’allarme sulla perdita di attrattività dei listini europei di fronte al magnetismo di New York.


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