(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Resia (UD) (dispaccio lungo dalla redazione di Ti Lancio) 16 ottobre 2024 – Il mercato italiano dei data center è in continua crescita. Se guardiamo ai dati emersi dall’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, i numeri sono estremamente positivi. Il valore investito nei data center per il 2023 è stato pari a 654 milioni di euro, con un +10% rispetto all’anno precedente e con una potenza energetica nominale totale di 430MW (+23% rispetto al 2022). Per quanto riguarda il cloud private e public, il valore è pari a 4,8 miliardi (+ 24% rispetto al 2022).
L’aumento dei data center (ad oggi sono 66 i player in Italia rispetto ai 58 del 2022) ha le seguenti ragioni: l’aumento vertiginoso del numero di dati in Rete sia per l’incremento di nuove tecnologie (AI e IoT in primis) sia per la centralità che assume ormai il dato nelle scelte aziendali (nel 2022 sono stati creati e consumati quasi 100 trilioni di gigabyte, con l’aumento di domanda di capacità di calcolo, richiesta soprattutto dall’AI generativa). Nascita del PSN (Polo Strategico Nazionale) con gli investimenti fatti dalla PA nella trasformazione digitale anche grazie ai fondi messi a disposizione dal PNRR. Ad oggi, il PSN è ospitato in 4 data center di Noovle-TIM Enterprise. Potenziamento degli snodi di connettività nel Paese (attracco dei cavi sottomarini a Genova per il consorzio 2Africa e ampliamento dell’infrastruttura di NaMeX del Sud Italia).
Maggiore presa di coscienza anche da parte delle PMI nei confronti dell’ archiviazione dati e applicazioni nei DC anziché in azienda.
L’Italia ospita circa il 13% dei 1.300 data center europei, ma ha un tasso di crescita a doppia cifra, molto superiore a quello dei FLAPD (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino), fra il 4 e l’8%». Milano, Madrid, Zurigo e Varsavia si candidano per superare e sostituire le FLAPD.
In Italia, Milano è il primo polo infrastrutturale (seguita da Roma) in continua crescita, anche per l’interesse dimostrato da vari investitori europei che vedono nella zona settentrionale dell’Italia un luogo non solo sicuro (rispetto, per esempio, a eventi sismici) ma anche ben collegato e prossimo al bacino del Mediterraneo (gli europei che investono nei Paesi africani preferiscono salvare i propri dati in DC italiani), oltre alla densità di popolazione, densità di PIL e densità digitale.


Leave a Reply