(Ti Lancio dalla Cina) Taipei 7 maggio 2026 – I numeri non mentono e, spesso, ridisegnano le mappe del potere globale. Dal 2013, anno dell’ascesa di Xi Jinping, i leader stranieri hanno visitato la Cina 894 volte, contro le 619 visite registrate negli Stati Uniti. I dati dell’Asia Society Policy Institute confermano un sorpasso non solo numerico, ma geopolitico: Pechino è oggi il baricentro della diplomazia mondiale, specialmente per quel Sud globale a cui gli USA sembrano parlare sempre meno.
Mentre il mondo attende con il fiato sospeso la visita di Donald Trump a Pechino (prevista per il 14-15 maggio), la diplomazia cinese non resta a guardare. Ieri, l’incontro tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l’omologo Wang Yi ha segnato un punto di svolta.
Poche ore dopo che Trump ha sospeso l’operazione Project Freedom sullo Stretto di Hormuz per verificare la fattibilità di un accordo, Teheran ha “sposato” ufficialmente la linea cinese. La proposta in quattro punti di Xi Jinping, presentata insieme al principe saudita Mohammad bin Salman, è diventata la base negoziale su cui l’Iran sembra intenzionato a poggiare.
Il commento di Wang Yi è stato sferzante: ha bollato come «illegittima» la guerra lanciata da USA e Israele e definito «imperativo» un cessate il fuoco immediato. Sostenendo il diritto di Teheran all’energia nucleare pacifica, ma esigendo garanzie sulla navigazione a Hormuz, la Cina sta spingendo l’Iran verso l’accordo con Washington, posizionandosi come l’unica forza capace di mediare senza apparire una controparte aggressiva.
Pechino non si limita alle parole. Per la prima volta, il governo cinese ha attivato i meccanismi “anti-blocco” della legge del 2021, neutralizzando di fatto le sanzioni americane contro cinque aziende impegnate nel commercio di petrolio iraniano.
Il messaggio è un avvertimento diretto a banche e multinazionali: chi sceglie di conformarsi ai veti di Washington per paura delle sanzioni USA rischiando ora di essere punito da Pechino. È una mossa difensiva che punta a sgonfiare la posizione di forza con cui Trump vorrebbe presentarsi al summit della prossima settimana, dimostrando che l’economia cinese è ormai pronta a proteggere la propria rete di approvvigionamento energetico.
Mentre la Casa Bianca minaccia l’Europa di nuovi dazi per il mancato sostegno alla campagna militare in Iran, la Cina sceglie la direzione opposta. Dal 1° maggio, Pechino ha azzerato le tasse aggiuntive sui prodotti importati da 53 paesi africani .
I risultati sono schiaccianti, interscambio 2025: +18% su base annuale. Investimenti: un piano triennale da 50 miliardi di dollari. Energia: l’accordo per il rilancio delle maxi raffinerie in Nigeria consolida la diversificazione delle forniture cinesi.
In questo scenario, la Cina non è più solo una potenza asiatica, ma la “potenza responsabile” che riempie il vuoto lasciato da un Occidente troppo concentrato sui propri conflitti interni. Trump arriverà a Pechino non per dettare condizioni, ma per negoziare con un leader, Xi Jinping, che ha già trasformato la sua nazione nel porto sicuro per metà del pianeta.


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