(Ti Lancio dalla Francia) Parigi 18 maggio 2026 – In quello che rappresenta un significativo passo avanti nel percorso di riabilitazione internazionale di Damasco, la Siria parteciperà oggi a una sessione a porte chiuse nell’ambito della riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G7 a Parigi. La notizia, confermata da fonti vicine alla questione, giunge a meno di due anni dalla caduta del regime di Bashar al Assad, segnando una svolta diplomatica per il paese mediorientale dopo oltre un decennio di isolamento e devastazione bellica.
Secondo quanto riferito, ai colloqui parigini parteciperà il ministro delle Finanze siriano, Yisr Barnieh. Al centro dei tavoli di discussione ci saranno la ripresa economica sostenibile del paese e le modalità per il suo progressivo reinserimento all’interno del sistema finanziario globale.
Il vertice dei capi delle finanze del G7, della durata di due giorni, si tiene in un momento di forte incertezza economica, dominato dalle tensioni commerciali globali, dagli squilibri macroeconomici e dalle ripercussioni geopolitiche dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente.
In questo scenario, l’inclusione della Siria – insieme a quella dell’Ucraina – in segmenti specifici delle discussioni sottolinea la volontà delle sette democrazie più industrializzate del mondo di dare priorità alla stabilizzazione di aree considerate nevralgiche per la sicurezza regionale e globale. L’economia siriana, infatti, resta profondamente prostrata da anni di guerra civile, sanzioni e distruzioni strutturali.
Le fonti indicano che la presenza siriana a Parigi rientra nelle attività preparatorie in vista del vertice dei leader del G7 in programma per il mese di giugno. La mossa riflette il chiaro tentativo, da parte delle principali economie occidentali, di stringere un dialogo più serrato e costruttivo con la nuova amministrazione guidata dal presidente Ahmed al Sharaa, insediatasi dopo il crollo del precedente regime.
Per le nuove autorità di Damasco, sedere al tavolo tecnico del G7 non è solo un’opportunità per attirare i fondi necessari alla mastodontica opera di ricostruzione del paese, ma rappresenta soprattutto una vittoria politica: la dimostrazione tangibile che la Siria punta a rientrare a pieno titolo nel sistema internazionale, accreditandosi come uno stato perno nelle nuove geometrie geopolitiche che stanno ridisegnando il Medio Oriente.


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