Sotto una coltre di fumo nero causata dagli attacchi ai terminal petroliferi e alle basi navali, si è aperto e chiuso il forum vetrina del Cremlino. Kiev dimostra di poter colpire a oltre 1.000 km di distanza, portando la guerra nel cuore economico della Russia.
(Ti Lancio dalla Russia) San Pietroburgo 9 giugno 2026 – È l’evento con cui il Cremlino cerca ogni anno di dimostrare al mondo che l’economia russa è solida, resiliente e tutt’altro che isolata dalle sanzioni occidentali. Ma quest’anno, il St. Petersburg International Economic Forum (SPIEF) – storicamente ribattezzato il “Davos russo” – è iniziato e si è concluso sotto il segno dell’escalation militare.
L’Ucraina ha lanciato una serie di massicci attacchi coordinati con droni a lungo raggio che hanno preso di mira infrastrutture energetiche e asset militari strategici a ridosso della seconda città della Russia, proprio nei giorni in cui erano presenti delegazioni internazionali e lo stesso presidente Vladimir Putin.
Gli attacchi si sono sviluppati in due ondate principali, eludendo i sistemi di difesa aerea russi e colpendo obiettivi a più di 1.100 chilometri dal confine ucraino. All’avvio dell’evento, i droni ucraini hanno colpito e incendiato un importante terminal petrolifero nel porto di San Pietroburgo, sollevando dense colonne di fumo nero visibili a pochi chilometri dalla sede del vertice. Un secondo imponente sciame di droni (le autorità locali hanno parlato di oltre 140 velivoli intercettati o caduti nella sola regione di Leningrado) ha preso di mira la storica base navale di Kronstadt, l’hub logistico e di riparazione della Flotta russa del Baltico. Secondo fonti ucraine e video geolocalizzati, sono stati colpiti arsenali di marina e una corvetta missilistica in bacino di carenaggio. “I nostri droni hanno coperto una distanza di circa 1.000 chilometri fino alla regione di Pietroburgo” ha confermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, definendo l’operazione una risposta “giusta e simmetrica” ai bombardamenti russi sulle città ucraine e una forma di “sanzione a lungo raggio” mirata a colpire i motori finanziari che alimentano la macchina bellica di Mosca.
Al di là del valore prettamente militare, l’operazione di Kiev ha un profondo peso politico. Per anni, Vladimir Putin ha cercato di mantenere Mosca e San Pietroburgo (la sua città natale) in una sorta di “bolla protettiva”, tenendo la narrazione della guerra lontana dalla vita quotidiana delle principali élite del Paese.
Vedere i cieli di San Pietroburgo oscurati dal fumo dei depositi in fiamme, con il governatore Alexander Beglov costretto a chiedere ai cittadini di rimanere in casa e a interrompere temporaneamente i voli e le reti internet mobili, rompe definitivamente questa illusione di totale sicurezza.
Il forum si è tenuto in un momento delicato per le finanze russe. Sebbene la produzione industriale legata alla difesa mantenga i dati del PIL in crescita artificiale, molti analisti indipendenti ed esponenti dello stesso apparato economico russo iniziano a segnalare i primi evidenti sintomi di surriscaldamento: inflazione interna elevata, carenza cronica di manodopera e un isolamento tecnologico che i partner asiatici non riescono a compensare del tutto.
I sistematici attacchi ucraini ai complessi di raffinazione e stoccaggio energetico non fanno che aumentare la pressione logistica e finanziaria su un sistema già fortemente sollecitato.
Mentre il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha liquidato la questione affermando che la Russia risponderà in modo “sistematico” e che l’operazione militare serve proprio a impedire tali minacce, l’immagine di un’apparente normalità che Mosca ha cercato faticosamente di proiettare al mondo è uscita da questo summit decisamente ridimensionata.
Questo video approfondisce il contesto dell’attacco, mostrando le immagini del raid di droni ucraini che ha colpito le infrastrutture a ridosso di San Pietroburgo proprio nelle ore in cui si apriva il vertice economico russo.
Ucraina lancia un massiccio attacco di droni su San Pietroburgo vicino al “Davos di Putin”


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