(Ti Lancio dagli Stati Uniti, dall’Iran e dal Belgio) New York – Teheran – Bruxelles 2 marzo 2026 – L’attacco senza precedenti condotto da Stati Uniti e Israele, culminato con la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, ha innescato una reazione a catena che spacca la comunità internazionale. Mentre i cieli del Medio Oriente si chiudono e il traffico aereo mondiale subisce il più grande shock della sua storia, i leader mondiali oscillano tra il timore di una “guerra totale” e la possibilità di un nuovo corso per il popolo iraniano.
La risposta delle grandi potenze ricalca le faglie geopolitiche della nuova Guerra Fredda. Russia: il presidente Vladimir Putin ha parlato di un «cinico omicidio» e di una violazione di ogni norma internazionale, inviando le proprie condoglianze al presidente iraniano Pezeshkian. Cina: Pechino ha condannato fermamente l’azione, definendola un calpestamento dei principi della Carta ONU e un attacco inaccettabile alla sovranità di uno Stato.Stati Uniti: il presidente Donald Trump ha esortato i “patrioti iraniani” a cogliere questa occasione per “riprendersi il proprio Paese”, definendo il momento come una possibilità generazionale per il regime change. Israele: Ii premier Benjamin Netanyahu si è rivolto direttamente al popolo iraniano in farsi, dichiarando: «L’aiuto che volevate è arrivato, rovesciate il regime».
I leader di Francia, Regno Unito e Germania (E3) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta carica di cautela. Pur condannando la rappresaglia iraniana contro i Paesi vicini e sottolineando le minacce poste dal programma nucleare di Teheran, hanno evitato di appoggiare esplicitamente il raid, invocando un ritorno al dialogo. Kaja Kallas, capo della diplomazia UE, ha definito questo come un «momento decisivo», sottolineando che ora esiste un «sentiero aperto per un Iran diverso».
Il Papa ha espresso “profonda preoccupazione” per la spirale di violenza, lanciando un appello accorato affinché si fermi l’escalation prima che il conflitto diventi regionale e incontrollabile.
La Lega Araba e il Consiglio di Cooperazione del Golfo si trovano in una posizione difficilissima. Se da un lato condannano le violazioni della sovranità perpetrate dai missili iraniani (che hanno colpito infrastrutture in Kuwait e UAE), dall’altro temono che il proprio territorio diventi il campo di battaglia finale tra Washington e Teheran.


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