Ti Lancio da Roma 17 settembre 2026 – Il presidente di Federmeccanica Simone Bettini richiama il Paese alla concretezza e ai valori originari: «Il nostro valore nasce dal saper fare insieme e bene e dalla manifattura, occorre tornare con i piedi per terra per ricostruire la speranza e l’impegno».
In un momento storico attraversato da incertezze globali e trasformazioni profonde, c’è una parola chiave senza la quale qualsiasi prospettiva di futuro rischia di rimanere un’illusione: fiducia. A richiamarla con forza è Simone Bettini, presidente di Federmeccanica, che traccia una rotta chiara per il rilancio del sistema industriale e sociale italiano, fondata sul ritorno alla concretezza e sulla riscoperta dell’identità produttiva del Paese.
Per Bettini non ci sono scorciatoie: solo ritrovando una solida fiducia nel presente si può tornare ad ambire alla speranza. Ma per farlo occorre un cambio di passo culturale immediato e pragmatico.
«Dobbiamo tornare con i piedi per terra», ha sottolineato con decisione il presidente di Federmeccanica. «E questo significa ricordarsi che la mattina, noi industriali, andiamo in fabbrica, non in ufficio. È esattamente su questo che l’Italia ha basato il suo valore e la sua forza fino a non molto tempo fa».
Il richiamo di Bettini si trasforma in una riflessione profonda sui mutamenti sociali degli ultimi anni. Il Paese si è progressivamente allontanato dalla cultura del fare per scivolare nella cultura dell’apparire. L’avvento dei social network e la smania del continuo “mettersi in mostra” hanno generato un’illusione collettiva che, alla prova dei fatti, ha indebolito il tessuto sociale.
«Questo continuo inseguimento della finzione digitale, secondo la visione di Bettini, ha prodotto un effetto disastroso: ci ha fatti collassare come comunità. Si è smarrito il senso del collettivo, sostituito da una vetrina virtuale che distorce la realtà del lavoro, della produzione e del valore reale generato ogni giorno sul campo. Tornare al “Saper fare bene insieme”: l’unica strada per il futuro. La ricetta per uscire da questo stallo non risiede in astrazioni concettuali, ma nel recupero dei pilastri che hanno fatto grande l’industria italiana nel mondo. Il lavoro e la fabbrica: intesi come luoghi primari di creazione di ricchezza reale e di coesione sociale. La creatività e il saper fare: quell’ingegno manifatturiero e quella maestria artigianale e industriale che costituiscono la vera spina dorsale dell’economia nazionale. Meno finzione, più sostanza: l’abbandono delle narrative artificiali da social media a favore della concretezza dei cantieri e dei reparti produttivi» ha concluso Bettini.
Per guardare avanti e restituire alle nuove generazioni motivi di reale speranza, l’Italia deve dunque smettere di guardarsi allo specchio dei social e ricominciare a guardare i propri banchi di lavoro. È da lì — dalla fabbrica, dall’ingegno e dalla concretezza quotidiana — che la comunità può ritrovare se stessa e tornare a costruire il proprio futuro.


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