Cookie Policy Industria. Roma. Ex Ilva. Il governo conferma il prestito ponte, dopo sentenza di Milano - Tilancio

Industria. Roma. Ex Ilva. Il governo conferma il prestito ponte, dopo sentenza di Milano

Industria. Roma. Ex Ilva. Il governo conferma il prestito ponte, dopo sentenza di Milano

Ti Lancio da Roma 28 luglio 2026 – Giorgia Meloni convoca i ministri chiave dopo l’ordine di stop all’area a caldo. L’esecutivo prende atto della decisione giudiziaria, che complica la vendita dell’intero polo, ma conferma l’erogazione dei fondi statali per la continuità dell’area a freddo.

La scossa giudiziaria arrivata dalla Corte d’Appello di Milano ha spinto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a convocare una riunione straordinaria a Palazzo Chigi per fare il punto sul futuro dell’ex ILVA di Taranto. Il decreto dei giudici milanesi — che dispone la sospensione delle attività siderurgiche a caldo condizionando il riavvio alle bonifiche dell’amianto e al rispetto dei limiti emissivi — imporrà nei fatti la chiusura dell’impianto primario entro 90 giorni, travolgendo gli assetti dell’intera fabbrica.

La decisione colpisce al cuore il polo pugliese: l’area a caldo rappresenta l’ossatura della capacità produttiva di Acciaierie d’Italia ed è il settore dove lavora la maggioranza dei dipendenti dello stabilimento.

Il vertice di governo e il nodo cessione. Al vertice convocato dalla premier hanno preso parte i ministri direttamente coinvolti nella vertenza: Marina Calderone (Lavoro); Tommaso Foti (Affari europei, PNRR e Politiche di coesione); Giancarlo Giorgetti (Economia); Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Sicurezza energetica); Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy)

Insieme a loro erano presenti i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

La pronuncia dei magistrati milanesi si abbatte come una tegola sulle trattative per il futuro dell’impianto, giunta proprio mentre l’esecutivo si trovava in una fase ormai avanzata per la formalizzazione dell’accordo di vendita dell’intero complesso industriale a un primario gruppo siderurgico internazionale.

Nonostante le gravissime complicazioni introdotte dal decreto, il governo ha scelto la linea della fermezza operativa. L’esecutivo ha ufficialmente preso atto del provvedimento della Corte d’Appello, ma ha chiarito che l’azione dello Stato per tutelare l’infrastruttura industriale e i lavoratori non si ferma. Garantita la liquidità: Il Consiglio dei Ministri confermerà lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito statale già programmato. Risorse indispensabili per garantire la continuità operativa aziendale, mantenendo viva la prospettiva di cessione almeno per quanto riguarda l’area a freddo dello stabilimento.

Confronto sociale ancora più urgente: il verdetto arriva alla vigilia del tavolo di confronto programmato con le organizzazioni sindacali. L’esecutivo sottolinea come la decisione dei giudici renda questo passaggio istituzionale ancora più delicato e necessario per affrontare la gestione degli impatti occupazionali.

La mossa di Palazzo Chigi serve a prendere tempo per rischierare la strategia: con l’area a caldo avviata verso i sigilli della magistratura, la partita strategica dell’acciaio italiano si sposta ora sul salvataggio dei rami d’azienda superstiti e sulla trasformazione di una crisi industriale sempre più complessa.

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