L’EGITTO DEI GIORNI NOSTRI: IN PREDA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI, DIRITTI UMANITARI, CONDIZIONE DELLA DONNA E TURISMO

L’EGITTO DEI GIORNI NOSTRI: IN PREDA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI, DIRITTI UMANITARI, CONDIZIONE DELLA DONNA E TURISMO

Deserto. Sabbie. Dune. Sporco. Animali randagi. Metropoli come Il Cairo. Donne che il più delle volte stanno nascoste, in casa, o sotto i loro veli. Un Paese di oltre 100 milioni di abitanti. Il Nilo che ha fatto la fortuna agricola del Paese risulta fra i fiumi più inquinati al mondo.

I diritti umani non sono ancora così sempre rispettati. Gli uomini possono, secondo la loro religione musulmana, avere 4 donne, purché vengano mantenute tutte economicamente, al medesimo status. I beduini, quelli veri, che vivono nel deserto con i cammelli e le risorse che solo la terra può loro dare sono, in tutto, attualmente, diecimila, nell’intero deserto egiziano.

Il turismo continua ad essere di massa, soprattutto sulle coste del Mar Rosso, anche dopo l’annoso stop dovuto al Covid. Anzi. Si è sviluppato ancora di più, rendendosi alle volte subnormale, per il turista tipo che sceglie l’Egitto perché a poche ore di volo trova resort bellissimi, dove stare in pace, servito e riverito. Anche l’Egitto però sta risentendo dei cambiamenti climatici. Gli ultimi inverni, sul Mar Rosso, sono mediamente più freddi e ventosi. Ad Hurgada, città balneare egiziana, è recentemente grandinato: evento atmosferico rarissimo. L’escursione termica nel deserto è maggiore. Il clima sta cambiando anche in Egitto. Non per niente, proprio a Sharm El Sheik, la più nota località turistica egiziana, si terrà, dal 7 al 18 novembre, il prossimo appuntamento della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022 (Cop27). A presiedere l’appuntamento sarà il Sameh Shoukry, ministro degli Affari Esteri, e non la ministra all’Ambiente, Yasmine Fouad, scienziata esperta climatologo, proprio per il significato politico che avrà l’incontro. Il Governo egiziano si sta preparando al momento in cui tutti i riflettori saranno puntati su di loro, anche se l’attuale status dei diritti umani fa ancora discutere la comunità internazionale. Inoltre, si sta cercando di capire, come e se la Russia, si presenterà all’evento, tenuto conto del suo attuale stato di isolamento, dai Paesi occidentali. TiLancio è andata nel deserto del Sudest dell’Egitto, ad incontrare le popolazioni beduine.

Amar, 42 anni, nato a Luxor, senza i genitori, non è sposato e vive nella parte desertica vicino al mare: ‘Ho casa e ufficio vista mare – spiega – vivo con un generatore, acqua che mi forniscono in un grande recipiente’. Ha del carbone che arde in un buchetto fatto nella sabbia: ‘Qui scaldo e cucino il mio cibo, vivo con poco e mi basta’. Amar è magro, profumato e ben lavato. Passa le giornate a fare piccoli oggetti di bigiotteria per i turisti che però devono sapere che lui si trova in un certo luogo. ‘Mi fanno pubblicità nei resort di queste parti’. Amar non ha il cammello che invece posseggono i beduini che vivono nel cuore del deserto perché è in grado di sopportare il caldo, fame e sete per giorni e giorni, ed in più riesce ad individuare la presenza dell’acqua nelle ventri della terra, anche ad una profondità di tre metri. Abdul, 25 anni, ha tre figli: ‘Di donne a me ne basta una. Anche perché lei non vuole che io ne abbia altre. Importante è che lei stia bene, a casa, con i bambini. Non deve andare in giro. Io non le faccio mancare niente, ma deve stare a casa. Quello è il suo posto. Io lavoro lontano. Una volta al mese torno da lei. Lei però è solo mia’. Ma se fossi ricco, avresti altre donne? ‘No. E’ abbastanza una’

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