Cookie Policy ATTUALITA'. ER. NATALE E L'IDENTITÀ SVUOTATA: QUANDO L'INCLUSIONE DIVENTA ESCLUSIONE DI SE STESSI - Tilancio

ATTUALITA’. ER. NATALE E L’IDENTITÀ SVUOTATA: QUANDO L’INCLUSIONE DIVENTA ESCLUSIONE DI SE STESSI

ATTUALITA’. ER. NATALE E L’IDENTITÀ SVUOTATA: QUANDO L’INCLUSIONE DIVENTA ESCLUSIONE DI SE STESSI

(Ti Lancio dall’Emilia Romagna) Reggio Emilia 15 dicembre 2025 – L’eco delle parole di Fabio Storchi, Presidente dell’UCID di Reggio Emilia, in difesa dell’Arcivescovo Giacomo Morandi, risuona ben oltre i confini diocesani. La polemica, scaturita dalla decisione di una scuola di rimuovere il nome di Gesù dai canti di Natale in nome di un’inclusione malintesa, porta alla luce un dibattito cruciale della nostra epoca: il labile confine tra l’accoglienza dell’altro e l’ annullamento di sé .

Il Natale non è semplicemente una festa laica o una pausa dal lavoro; è, come giustamente ricorda Storchi, la celebrazione di un evento storico-religioso che costituisce il fondamento della nostra identità culturale e civile . Pretendere di “neutralizzare” il suo significato più profondo per rendere accettabile a tutti è un’operazione che, lungi dal creare armonia, genera un vuoto pericoloso.

Il nocciolo della questione è pedagogico e culturale. L’approccio adottato dalla scuola sembra seguire la logica del “livellamento verso il basso”: se un elemento culturale o religioso può potenzialmente infastidire una minoranza, la soluzione più semplice è eliminarlo per creare uno spazio neutro.

Ma uno spazio neutro non è necessariamente uno spazio inclusivo; molto spesso, è uno spazio svuotato di significato . L’inclusione, secondo questa visione, diventa un’esclusione al contrario: si esclude la tradizione maggioritaria (o fondante) per paura di escludere la minoranza. L’identità che ne deriva è un mero involucro, privo del contenuto storico e spirituale che lo rende vivo.

Storchi definisce correttamente l’iniziativa come un esempio di “laicismo esasperato”. Il laicismo, nella sua accettazione positiva, garantisce la libertà di culto e la separazione tra Stato e Chiesa. Nella sua forma esasperata, tuttavia, si trasforma in una crociata contro il simbolo religioso nello spazio pubblico, anche quando quel simbolo è intrinsecamente legato a un patrimonio collettivo.

L’inclusione vera, quella che arricchisce e non impoverisce, è l’arte di accogliere l’altro nella propria casa mantenendo i propri arredi, i propri profumi e la propria storia. Come può una cultura accogliere se, per prima cosa, dismettere i suoi valori fondanti? Cosa offriamo in dono a chi arriva se smettiamo di essere noi stessi?

È qui che si innesta la nostra riflessione conclusiva: di fronte al rischio di mutilare un patrimonio culturale in nome di una presunta inclusione, sarebbe stato preferibile non intervenire affatto sulla forma tradizionale del Natale.

Se l’obiettivo è onorare la multiculturalità, l’azione più rispettosa non è cancellare, ma affiancare: raccontare le diverse feste e tradizioni del mondo, spiegando il significato del Natale cristiano con la sua pienezza, accanto alle celebrazioni e ai riti di altre fedi. Rimuovere dal Natale non crea uno spazio laico, ma un’identità mutilata, in cui tutti si sentono un po’ meno a casa, compresi coloro che si volevano includere.

L’inclusione non è annullamento. Essa è un atto di coraggio che richiede di stare saldi nella propria storia per poter dialogare con quella altrui. Sacrificare i simboli e i canti della nostra civiltà sull’altare di una visione superficiale e ideologica dell’integrazione è l’errore più grande: un’auto-esclusione culturale che rende la comunità più povera e meno capace di accogliere davvero.

Leave a Reply

Your email address will not be published.