SPACE ECONOMY IN ITALIA: OLTRE AL PNRR, CERCASI CAPITALI PRIVATI E SOSTEGNO PER PMI

SPACE ECONOMY IN ITALIA: OLTRE AL PNRR, CERCASI CAPITALI PRIVATI E SOSTEGNO PER PMI

(Ti Lancio da Roma) Roma, 6 giugno 2022 – Come sta la space economy in Italia? Secondo i suoi protagonisti, istituzionali e privati, è in gran forma e pronta per un salto nel futuro. Se nel 2021 gli Stati Uniti hanno, come sempre, primeggiato nel budget per lo spazio (investendo 43 miliardi di dollari), l’Europa (con 11,50 miliardi di dollari) si colloca subito dopo, riuscendo a tenere a distanza Cina, Russia, India, Giappone. Il valore del nostro Paese va inquadrato in questa scala: l’Italia, con investimenti pari a circa 590 milioni di euro è il terzo contribuente all’Agenzia Spaziale Europea (ESA), dopo Francia e Germania. 

Cosa succederà adesso? La chiave è il Piano nazionale di ripresa e resilienza e, naturalmente, la solida struttura di aziende e centri di ricerca che da oltre 60 anni fanno dell’Italia una protagonista dello spazio. A ciò si aggiunge un tessuto di PMI e startup che, negli ultimi anni, grazie al digitale e alle tecnologie di miniaturizzazione dei satelliti, per esempio, hanno permesso un arricchimento significativo. 
Il volume di affari annuo è di circa 2 miliardi di euro; il valore di ritorno è, come quello su scala mondiale, elevato: per ogni euro speso, ne vengono creati undici. 

“La via italiana allo spazio è oggi un binomio composto da grandi player come Telespazio e Thales Alenia Space, che sono colossi solidi e competitivi, e da una rete di circa 200 imprese, l’80% delle quali sono piccole e medie“. E’ la sintesi di Emanuele Castagno, executive vice presidente di RINA, storica società di classificazione e certificazione.
L’occasione per fare il punto sulla space economy italiana si è concretizzata negli “Stati generali” organizzati da Forbes con la presenza, oltre a Castagno, di rappresentanti istituzionali, scientifici, industriali. 

Aprendo il confronto, Giorgio Saccoccia, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI),  ha ricordato che “Le risorse pubbliche sono triplicate e con il PNRR siamo fiduciosi in una crescita economica rapida che ci consentirà di competere non solo a livello europeo, anche oltre”. 
Le risorse pubbliche hanno sempre accompagnato lo sviluppo delle tecnologie in questo ambito, come ha specificato Luigi Pasquali, amministratore delegato di Telespazio e coordinatore delle Attività Spaziali di Leonardo: “Governi di ogni colore hanno sempre percepito il valore scientifico, strategico e sociale del settore aerospazio, assicurando investimenti prioritari anche in periodi critici”. Oggi però siamo a un bivio: “Il trend globale spinge verso la commercializzazione”. Sarà necessario reperire capitali privati, come già fa ampiamente la NASA. Ma come? La space economy attuale è, appunto, quel binomio di pochi colossi e di piccole imprese. Piccole ma necessarie. “Solo nel registro dei fornitori dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) – secondo Luca del Monte che presiede il neonato Commercialisation Department – ci sono 340 nomi italiani”. 

Per guadagnare posizioni sul piano internazionale secondo il presidente ASI Saccoccia occorre “sviluppare la logistica dei servizi in orbita e investire nei prototipi”, sfruttando il ricco capitale umano che viene formato nelle università del nostro Paese. E – ha aggiunto del Monte – “puntare sulla triade talenti – capitali – velocità, cioè: investire sugli incubatori d’impresa per i quali l’Italia già eccelle, attirare risorse private dal resto del mondo per posizionarci bene anche sui mercati emergenti e, per questo, dotarci di procedure burocratiche più rapide”.

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