Il presidente Podini: «Serve una nuova cultura dello sport: professionisti nella mente prima ancora che nei numeri»
Ti Lancio da Taranto 6 settembre 2026 – Non solo competizione, ma un vero laboratorio di crescita sportiva e culturale. I Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 hanno rappresentato per le Nazionali azzurre di pallamano molto più di un importante banco di prova agonistico. Per la FIGH – Federazione Italiana Giuoco Handball – l’appuntamento pugliese è diventato un’occasione privilegiata per osservare da vicino il grande sport, confrontarsi con modelli vincenti e accelerare quel cambio di mindset che rappresenta uno degli obiettivi centrali del nuovo corso federale.
A tracciare la rotta è il presidente federale Stefano Podini, che proprio dall’esperienza vissuta a Taranto rilancia un messaggio rivolto non soltanto agli atleti, ma a tecnici, dirigenti, società, famiglie e all’intero movimento: per competere stabilmente con le grandi potenze internazionali, la crescita tecnica e tattica non basta. Occorre costruire una nuova cultura della prestazione.
Una manifestazione multidisciplinare come i Giochi del Mediterraneo offre, da questo punto di vista, un’opportunità difficilmente replicabile: vivere fianco a fianco con atleti, tecnici e staff appartenenti a discipline che da decenni rappresentano l’eccellenza dello sport italiano e internazionale.
Scherma, nuoto, canoa e tante altre discipline nelle quali l’Italia è abituata a competere per medaglie olimpiche, titoli mondiali ed europei costituiscono un patrimonio dal quale anche la pallamano può e deve imparare.
«Quando hai la possibilità di osservare da vicino discipline che vincono da decenni ai massimi livelli – sottolinea Podini – devi avere l’umiltà e l’intelligenza di chiederti che cosa puoi imparare. Non parliamo soltanto di talento o preparazione tecnica. Dietro quei risultati ci sono professionalità, disciplina, organizzazione, cultura del lavoro, rispetto dei ruoli e soprattutto una mentalità vincente costruita nel tempo. È questo il confronto che Taranto ci ha offerto e che dobbiamo portare dentro la pallamano italiana».
Il punto non è quindi imitare altri sport, ma comprenderne i meccanismi culturali più profondi: come ci si prepara, come si vive una competizione, come si reagisce a una sconfitta, come si gestisce la pressione, come si rappresenta una Nazionale e quanto il singolo sia disposto a mettere il proprio talento al servizio di un obiettivo collettivo.
«Eventi di questo livello permettono di confrontarsi non soltanto con le altre Nazionali della nostra disciplina, ma con l’intero mondo dello sport di alto livello», spiega Podini. «Taranto deve essere per noi un laboratorio. Non dobbiamo limitarci a guardare il risultato sul tabellone: dobbiamo osservare, confrontarci e capire quali comportamenti, quali abitudini e quale mentalità trasformano un buon atleta in un atleta internazionale e una buona organizzazione in un’organizzazione vincente».
Il cuore del ragionamento del presidente sta proprio nel rapporto tra strumenti e mentalità. La Federazione sta investendo in preparazione atletica, tecnologia, strutture, formazione e staff tecnici internazionali di altissimo livello. Ma l’evoluzione degli strumenti deve procedere di pari passo con quella culturale.
«Possiamo dotarci dei migliori strumenti professionistici, ma non servirebbero a nulla se continuassimo a utilizzarli con una mentalità dilettantistica. Prima ancora dei numeri e dei contratti, professionismo significa un modo di pensare, di allenarsi, di comportarsi e di assumersi responsabilità».
Hanning e Albertsen: due tecnici per cambiare anche la mentalità.
È proprio all’interno di questa visione che vanno lette le scelte compiute dalla Federazione per la guida delle due Nazionali maggiori.
Il presidente Podini ha voluto e selezionato personalmente per la Nazionale maschile il tedesco Bob Hanning e per quella femminile il danese Martin Fruelund Albertsen, due tecnici di assoluto profilo internazionale, con una lunga esperienza maturata ai massimi livelli della pallamano europea.
Una scelta che non riguarda soltanto le loro competenze tecnico-tattiche.
Hanning e Albertsen sono stati individuati anche per la loro capacità di costruire gruppi, trasmettere una cultura professionistica e lavorare sull’approccio mentale degli atleti, aspetti considerati dalla Presidenza federale indispensabili per accompagnare la crescita internazionale della pallamano italiana.
A Taranto questo lavoro è emerso con particolare evidenza. Entrambi i tecnici hanno insistito sulla responsabilità individuale, sulla disciplina, sull’appartenenza alla maglia azzurra e soprattutto


Leave a Reply