(Ti Lancio dalla Germania e dalla Danimarca) Berlino-Copenhagen 12 gennaio 2026 – Le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico scivolano verso il punto più basso degli ultimi decenni. In un coordinamento diplomatico che riflette una crescente insofferenza verso l’unilateralismo della Casa Bianca, Germania e Danimarca hanno inviato messaggi inequivocabili a Washington: la coesione della NATO e la stabilità globale dipendono dal rispetto del diritto internazionale, senza eccezioni.
Il ministro delle Finanze tedesco ha lanciato un monito durissimo che risuona come un atto d’accusa verso l’attuale amministrazione americana. Secondo quanto riportato da Reuters, il ministro ha ribadito che “il diritto internazionale si applica a tutti, inclusi gli Stati Uniti”.
Per Berlino, le recenti azioni unilaterali intraprese da Washington non solo violano i trattati vigenti, ma minano alla base la fiducia tra gli alleati. Il timore espresso dal governo tedesco è che un abbandono del multilateralismo possa compromettere definitivamente la stabilità della NATO, spingendo l’Europa a una necessaria, quanto complessa, autonomia strategica.
Al centro della tensione geopolitica c’è la Groenlandia, diventata improvvisamente l’epicentro di una contesa di sovranità. La prima ministra danese, Mette Frederiksen, ha descritto la situazione attuale come un “momento fatale” per le relazioni bilaterali.
Frederiksen ha rispedito al mittente le pressioni americane, difendendo con fermezza la sovranità danese sull’isola: la Groenlandia non è in vendita né soggetta a protettorati informali. La difesa dell’integrità territoriale del Regno di Danimarca è stata definita un punto non negoziabile, nonostante le crescenti minacce di ritorsioni economiche da parte di Washington.
A complicare il quadro sono le recenti dichiarazioni del presidente USA, che ha lanciato l’allarme su presunte operazioni militari congiunte di Russia e Cina attorno alla Groenlandia. Un allarme che, tuttavia, non trova riscontro sul campo.
Secondo il Financial Times, i diplomatici scandinavi hanno ufficialmente respinto queste affermazioni, definendole prive di fondamento d’intelligence condivisa. Il sospetto dei Paesi nordici è che la Casa Bianca stia utilizzando lo spauracchio della minaccia sino-russa come pretesto per giustificare un’ingerenza più aggressiva nell’Artico o per forzare una presenza militare permanente sull’isola.
La frattura non riguarda più solo singoli dossier commerciali, ma l’essenza stessa dell’ordine liberale. Se da un lato gli USA sembrano decisi a ridefinire i confini della propria influenza nell’Artico, dall’altro l’Europa – guidata da Germania e Danimarca – appare intenzionata a non cedere sul terreno delle regole condivise. Il 2026 si conferma l’anno in cui la “vecchia Europa” ha deciso di sfidare apertamente la dottrina della “potenza assoluta” americana.


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