Il presidente Macron accelera: entro settembre 2026, la Francia punta a bandire l’accesso alle piattaforme per i giovanissimi. È la fine dell’era del “consenso parentale” a favore di un divieto di Stato?
(Ti Lancio dalla Francia) Parigi 26 gennaio 2026 – Mentre i grandi operatori di infrastrutture digitali lottano per costruire nuovi data center (spesso osteggiati per l’impatto ambientale), i governi occidentali hanno aperto un secondo fronte di battaglia: quello dell’impatto sociale e psicologico della rete sui più giovani. La Francia, seguendo l’esempio radicale dell’Australia, ha deciso di rompere gli indugi.
Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato l’intenzione di rendere operativo, entro settembre 2026, un divieto d’uso dei social network per tutti i minori di 15 anni. Non si tratta più solo di richiedere il permesso dei genitori (misura già prevista da una legge del 2023 ma difficile da applicare), ma di un vero e proprio blocco all’ingresso.
“Un quindicenne su un social è come un bambino su una Formula 1: non puoi accendere il motore se non conosci ancora le regole della strada,” ha dichiarato Macron, sottolineando i rischi legati a cyberbullismo, disturbi del sonno e “algoritmi di cattura” dell’attenzione.
Sebbene l’obiettivo sia lo stesso, le sfumature legislative e i limiti di età variano, creando un mosaico di regole che le Big Tech dovranno gestire.
Il vero nodo resta l’implementazione. Sia l’Australia che la Francia stanno spingendo le piattaforme (TikTok, Instagram, Snapchat, X) a adottare sistemi di Age Verification (verifica dell’identità tramite documenti o biometria) o Age Estimation (stima dell’età tramite IA che analizza i tratti del volto o il comportamento online).
Tuttavia, queste tecnologie sollevano enormi dubbi sulla privacy: per proteggere i minori, i governi rischiano di imporre una sorveglianza digitale di massa su tutti gli utenti, che dovrebbero identificarsi per dimostrare di essere maggiorenni.
Questa tendenza normativa segna il tramonto dell’autoregolamentazione. Se fino a ieri la responsabilità era affidata alle famiglie, oggi lo Stato interviene come “filtro”.
Questa “fuga dai social” forzata per i minori si inserisce perfettamente nel quadro che abbiamo tracciato per i data center: la tecnologia non è più vista come una risorsa illimitata e intrinsecamente positiva, ma come un’entità pesante che va regolata, sia nel suo consumo di suolo ed energia, sia nella sua capacità di influenzare la salute mentale delle future generazioni.


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