“TELESCOPI IN SINCRONO, SUPERCOMPUTER E COLLABORAZIONE SENZA CONFINI”. L’ASTRONOMO CASTELLANI (INAF) RACCONTA IL VALORE DELLA FOTO DEL BUCO NERO

“TELESCOPI IN SINCRONO, SUPERCOMPUTER E COLLABORAZIONE SENZA CONFINI”. L’ASTRONOMO CASTELLANI (INAF) RACCONTA IL VALORE DELLA FOTO DEL BUCO NERO

(Ti Lancio da Roma) Roma 23 maggio 2022 – L’immagine di Sagittarius A*, il buco nero al centro della Via Lattea, condensa un importante impegno umano, scientifico e tecnologico. Teorie, calcoli, dati, strumenti sofisticati, algoritmi: il tutto in una scala immensa. I risultati sono altrettanto grandiosi e confermano le teorie di Einstein, permettono la conoscenza più approfondita della nostra realtà e hanno ricadute per la vita quotidiana e il progresso. È il dietro le quinte della foto che il 12 maggio scorso è stata diffusa dalla Collaborazione Event Horizon Telescope (EHT), un team internazionale al quale partecipa anche l’Italia, con astronomi e scienziati dell’Istituto Nazionale di AstroFisica (INAF)

Marco Castellani è ricercatore dell’Osservatorio Astronomico di Roma dell’INAF; è nel team scientifico del satellite GAIA dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e si occupa di science outreach, l’attività degli enti di ricerca mirata a disseminare i risultati verso un pubblico più vasto e a sensibilizzare la società. 

Cosa vuol dire, come abbiamo letto, che l’immagine di SgrA* è stata conseguita con un telescopio grande quando l’intero pianeta? “L’ambizioso progetto EHT – spiega Castellani – mette insieme 8 osservatori radioastronomici in diversi punti della Terra, compreso l’ALMA (Atacama Large SubMillimeter Array), il più potente radiotelescopio esistente, che si trova nel deserto di Acatama, in Cile, e al quale (attraverso lo European Southern Observatory), partecipa l’Italia, che a Bologna ospita il nodo italiano del centro regionale europeo. Il risultato è un unico enorme telescopio virtuale, che mette a frutto il lavoro complessivo attraverso la tecnica dell’interferometria. Questo risultato in particolare è il frutto di un impegno lungo 5 anni di oltre 300 ricercatori e ricercatrici di 80 istituti in tutto il mondo”. 

La “fotografia” è, dunque, una media tra migliaia di immagini acquisite dal team nella campagna osservativa e si avvale della costruzione di milioni di modelli analizzati da un elaboratore composto da circa 800 CPU e appositi algoritmi. Un supercomputer, insomma? “Sono strumenti che devono processare molti dati e molto rapidamente e necessitano dei modelli teorici più avanzati che la scienza ha elaborato finora”. 

Ma una teoria non è soltanto una teoria. “Gli scienziati – spiega l’astronomo – sono rimasti sbalorditi dallo studio dell’anello del buco nero: le sue dimensioni si accordano mirabilmente alla teorie di Einstein. La relatività ristretta e generale è alla base di applicazioni tecnologiche di uso quotidiano sempre più necessarie, come il GPS. Inoltre, foto come questa ci svelano i dettagli nascosti della galassia che abitiamo.

Non ultimo c’è il valore della collaborazione a livello planetario: “In questi tempi di guerre e divisioni – conclude Castellani – lavorare insieme è quanto mai prezioso”. 

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