(Ti Lancio dagli Stati Uniti) Washington 2 dicembre 2025 – La guerra in Ucraina entra in una fase di estrema delicatezza, definita ormai da molti osservatori come una “settimana decisiva”. I negoziati, oi tentativi di negoziato, si scontrano con la realtà sul campo, dove nessuna delle parti ha ancora ottenuto una vittoria definitiva, ma il logoramento economico, militare e umano raggiunge livelli insostenibili. L’attenzione si sposta sempre più dalla strategia militare di breve periodo a quella diplomatica e politica di lungo termine, con un’accelerazione impostazione soprattutto dalle dinamiche interne ai blocchi di supporto. Gli Stati Uniti, sotto la guida della Casa Bianca, sembrano essere il motore principale nella ricerca di un accordo, o almeno di una de-escalation che possa stabilizzare il quadro. La loro pressione è motivata da diversi fattori: la necessità di mostrare risultati tangibili prima di cicli elettorali critici o in un contesto di crescente stanchezza dell’opinione pubblica (la cosiddetta war fatigue ). Il desiderio di liberare risorse e attenzione per focalizzarsi su altre aree geopolitiche critiche (come la competizione con la Cina) o su questioni economiche interne.
La consapevolezza che il prolungamento del conflitto continua a destabilizzare i mercati energetici e le catene di approvvigionamento globali, con ripercussioni dirette sull’economia americana.
L’approccio statunitense è quello di spingere Kiev verso una posizione negoziale pragmatica, bilanciando il continuo sostegno militare con un fermo incoraggiamento alla diplomazia rapida.
Contemporaneamente, il Cremlino sembra rispondere a questa urgenza non allentando, ma, al contrario, aumentando la pressione su più fronti, sia militare che retorico. La Russia capitalizza sui guadagni territoriali o sulla distruzione delle infrastrutture per rafforzare la propria posizione al tavolo negoziale. L’aumento della pressione militare ha un chiaro obiettivo: migliorare le proprie carte. L’inverno, o il prolungamento del conflitto, viene visto come un alleato per esaurire le riserve militari e la volontà politica dei Paesi occidentali, in particolare dell’Europa.
Attraverso dichiarazioni e azioni, Mosca cerca di ridefinire gli obiettivi minimi del negoziato, spesso innalzando la posta in gioco per rendere qualsiasi concessione occidentale una vittoria.
In questo scenario di forti spinte bilaterali (USA-Russia), l’Europa si trova in una posizione periferica e vulnerabile, restando di fatto “ai margini” del processo decisionale cruciale. La crisi energetica ha rivelato la profonda fragilità di molti Stati membri, la cui priorità è diventata la gestione delle forniture piuttosto che l’azione diplomatica audace.
Nonostante le sanzioni e il sostegno unanime all’Ucraina, l’Europa fatica a presentarsi con una voce diplomatica unica e forte. Le diverse priorità nazionali (geografiche, economiche, storiche) frammentano l’azione. Pur essendo il continente più colpito dal conflitto, la strategia di uscita essere gestita primariamente da Washington e Mosca, lasciando all’UE il ruolo di paymaster (finanziatore) e di gestore della crisi rifugiati.
L’assenza di un leader negoziale europeo riconosciuto e la necessità di conciliare interessi così diversi limitano la capacità del blocco di influenzare l’esito della “settimana decisiva”.
Questa settimana, o fase, è cruciale perché costringere tutti gli attori a fare i conti con la realtà: gli Stati Uniti non possono più permettersi un sostegno illimitato nel tempo, la Russia deve consolidare i propri obiettivi prima di un’eventuale controffensiva o collasso economico, e l’Europa deve definire un ruolo strategico che vada oltre il semplice supporto economico.
L’esito più probabile è che la pressione statunitense porti a un intensificarsi delle trattative a porte chiuse, ma che l’ alto livello di tensione imposto dal Cremlino impedisce qualsiasi risoluzione rapida e definitiva, portando a una “soluzione a metà” o a una tregua precaria, con l’Europa che si ritrova a gestire le conseguenze del post-conflitto senza averne negoziato i termini.

Leave a Reply