UNA CAMPAGNA ELETTORALE SENZA SCIENZA. APPELLO DEI RICERCATORI PER COGLIERE LE SFIDE DELL’INNOVAZIONE

UNA CAMPAGNA ELETTORALE SENZA SCIENZA. APPELLO DEI RICERCATORI PER COGLIERE LE SFIDE DELL’INNOVAZIONE

(Ti Lancio da Roma) Roma 19 settembre 2022 – Dov’è la scienza nei programmi di partito? In vista dell’election day, il prossimo 25 settembre, il nutrito gruppo di scienziati del Gruppo 2003 ha analizzato i programmi elettorali, giungendo all’amara conclusione che “ogni partito – senza eccezione – dedica solo poche righe a questo tema. Nella migliore delle ipotesi si limitano a raccomandare un aumento della spesa in Ricerca&Sviluppo in linea con la media europea”. Una campagna elettorale dai tempi stretti e, perciò, dai toni polemici e poco o per nulla attenti ai temi cari ai cittadini e a lungo termine. Per nulla attenta alle coperture economiche e ai mezzi per implementare le proposte. 

Il Gruppo 2003, nato in quell’anno, annovera ricercatori che lavorano in Italia fra i più citati nella letteratura scientifica internazionale ed è impegnato nel monitorare lo sviluppo della ricerca e agire per migliorare le politiche sociali ed economiche per supportare l’attività degli scienziati in ogni disciplina.
Pochi giorni fa il sodalizio ha inviato una lettera aperta ai leader di partito per spronarli a “prevedere più risorse a bandi, infrastrutture e ricerca di base”, approfittando dell’eccezionale programma di investimenti del PNRR. 
A pochi giorni dal voto, nessuna risposta. 

Le sfide che ci attendono sono complicate: caro energia e insufficienza delle risorse, eventi climatici violenti. Altrettanto complesse, ma ricche di opportunità, sono le aree di sviluppo e innovazione: intelligenza artificiale, energie sostenibili, aerospazio, industria 4.0.

I 4 punti sottolineati nella lettera aperta sono centrali per un Paese che, prima di passare ai fatti, si dichiara una “società della conoscenza”. 

Risorse. L’Italia spende davvero poco in ricerca e innovazione: 25 miliardi di euro all’anno, pari al 1,4% del PIL (fonte Istat 2021). I Paesi con i quali ci confrontiamo (Francia e Germania, su tutti) ne investono il doppio, e la media UE è intorno al 2,2%. Secondo i ricercatori, il flusso di risorse dal PNRR è sbilanciato verso la ricerca applicata. Ciò risponde alle esigenze di transizione ecologica, energetica e digitale, ma rischia di sbilanciare il circolo virtuoso che lega la tecnologia alla ricerca finalizzata alla conoscenza (e, a più lunga scadenza, portatrice di innovazione). 

Ricercatori. Necessario un altro confronto: Francia e Germania contano 10 ricercatori ogni 1000 abitanti, in Italia sono 6,5. La causa? E’ nota. Innanzitutto, il guadagno: chi fa scienza in questo Paese è ripagato con uno stipendio che va dalla metà a un terzo rispetto alle nazioni industrializzate.

Governance. La gestione dei fondi, secondo il Gruppo 2003, va migliorata, ed è indispensabile una nuova logica di valutazione: indipendente, equilibrata. Tradotto in parole povere: riforma delle carriere universitarie e negli enti di ricerca, sburocratizzazione dei concorsi a favore del merito e delle possibilità di crescita. Tradotto sul lato pratico: capacità di competere, davvero, in ambito internazionale. 

Cultura scientifica. Premessa: l’emergenza sanitaria del Covid “ha messo in luce i limiti della cultura scientifica in Italia”. Il negazionismo, la polarizzazione del dibattito pubblico, le chiusure ideologiche sui vaccini (un autentico progresso medico) una volta conclusa la pandemia si sono riscontrati sul dibattito attualmente in corso sulla transizione energetica, sui valorizzatori, sul nucleare. Per migliorare questo ambito, si legge nella lettera aperta, occorre “sensibilizzare partiti e istituzioni all’importanza di una corretta informazione e consulenza scientifica” e far sì che ogni partito contribuisca alla nascita di un “ufficio di scienza e tecnologia nel Parlamento italiano”. 
(MARIFRE)

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