Rimini 25 agosto 2026– La centralità della persona non può rimanere un’affermazione astratta, ma deve diventare il criterio guida di ogni scelta organizzativa, economica e relazionale. È questo il cuore del messaggio di Paolo Porrino, presidente nazionale dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti), che interviene sul tema del rinnovamento culturale e del lavoro, ponendo l’accento sulla necessità di uno sviluppo integrale dell’uomo che travalichi i soli confini aziendali per abbracciare la famiglia e la vita personale.
Mettere la persona al centro significa riconoscerne la soggettività e creare le condizioni per una crescita completa. Come evidenzia Porrino, l’attività lavorativa non è un compartimento stagno, ma un tassello fondamentale in cui la persona esprime le proprie potenzialità, impattando direttamente sul benessere familiare e comunitario. «La persona opera all’interno di una comunità di lavoro e di affetti. L’impresa cresce solo se crescono le persone, e le persone crescono se si riconosce la loro dimensione umana a 360 gradi: sul posto di lavoro, in famiglia e nella propria vita personale. Operare per il bene comune significa proprio questo: non lasciare indietro nessuno, né le persone né le imprese».
Ad arricchire questa visione sono i contributi fondamentali del mondo dell’impresa e dell’associazione. Fabio Storchi, presidente del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) UCID, da sempre sostenitore del motto e del valore distintivo del “Fare Insieme”, sottolinea il passaggio cruciale verso un’etica partecipativa«Il “Fare Insieme” non è solo un metodo di lavoro, ma la cifra distintiva dell’agire imprenditoriale e la base per un reale Bene Relazionale. Oggi siamo chiamati a compiere un ulteriore salto qualitativo: passare dal Fare Insieme al “Fare Bene Insieme”, ponendo i valori condivisi, la fiducia e la responsabilità al centro delle relazioni individuali e collettive». Simone Bettini, presidente di Federmeccanica ribadisce la dimensione sociale del fare impresa e il ruolo chiave dei contesti produttivi:«La fabbrica ha urgente bisogno di mettere al centro la persona. Perseguire il bene comune significa far confluire gli interessi delle singole parti nell’interesse generale del Paese, superando le logiche di contrapposizione. Dalla qualità del lavoro e delle relazioni umane all’interno della fabbrica dipende la qualità della vita delle famiglie e della società intera». Intervenuto anche Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica, con il quale Storchi elaborò il contratto Federmeccanica nel 2016.
Per tradurre questi principi in azioni concrete, i relatori richiamano i concetti cardine per la costruzione di un “comune sentire”. Dall’amministrazione allo sviluppo.Superare la pura gestione burocratica delle risorse umane per valorizzare l’ascolto, la formazione e il coinvolgimento. La qualità delle produzioni non può esistere senza la qualità del lavoro e delle relazioni L’impresa è una comunità in cui capitale, competenze e responsabilità concorrono alla creazione di valore economico e sociale. L’importanza di uno strumento solidale e personalizzabile che tuteli il reddito e il benessere delle famiglie, supportando anche le piccole e medie imprese. Dal comune sentire al bene comune. Riconoscere un’etica condivisa basata su fiducia, collaborazione e responsabilità reciproche tra parti sociali, imprese e lavoratori.Un’inclusione che non dimentica le PMI. Particolare enfasi viene posta sulla necessità di rendere la cultura dello sviluppo umano accessibile a tutti. Attraverso percorsi associativi dedicati e modelli diffusi di HR Development, l’obiettivo dell’UCID è far sì che le tutele, la valorizzazione delle competenze e i servizi di welfare non siano un privilegio delle grandi aziende, ma una prerogativa a disposizione dell’intero tessuto produttivo e sociale del Paese.


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