Cookie Policy ALBANESE (CONFINDUSTRIA SICILIA): SI PARTA DAL SUD PER AVER L'ITALIA ANCORA PIÙ FORTE - Tilancio

ALBANESE (CONFINDUSTRIA SICILIA): SI PARTA DAL SUD PER AVER L’ITALIA ANCORA PIÙ FORTE

ALBANESE (CONFINDUSTRIA SICILIA): SI PARTA DAL SUD PER AVER L’ITALIA ANCORA PIÙ FORTE

(Ti Lancio dalla Sicilia) Palermo 14 febbraio 2023 – Un salto nel buio o una grande chance per L’Italia? Difficile dirlo. Ma, a giudicare dal fermento che si sta creando attorno al concetto di l’autonomia differenziata, che il governo Meloni vuole assolutamente attuare, sono più i commenti negativi che quelli positivi. Pochi giorni fa è stato il presidente di Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, Adriano Giannola, a puntare il dito contro l’autonomia differenziata, bollandola come “una furbata di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna per nascondere l’inconfessabile crisi anche del Nord” (i dettagli nell’articolo su TiLancio dello scorso 6 febbraio, ndr). 
Adesso, è del presidente di Confindustria Sicilia, Alessandro Albanese (nella foto), l’ultima analisi sull’argomento, e c’è subito l’affondo: “un meridione forte farà l’Italia ancora più forte”.
Quindi, con buona pace dell’autonomia differenziata, Albanese mette le mani avanti e ripete una frase che tutta l’Italia ripete da mesi: bisogna ripartire dal Sud se vogliamo diventare competitivi. Albanese si interroga su cosa potrà diventare la nostra nazione. 

“Quante Italie vogliamo? Questo è il primo punto da chiarire – dice il presidente degli industriali siciliani – Perché se vogliamo un unico Paese, forte e unito, allora dobbiamo affrontare con grande attenzione la questione dell’autonomia differenziata. Due sono le strade. La prima: una grande occasione per il Sud, e dunque per tutta l’Italia. La seconda: il rischio di una lacerazione tra due parti del Paese”.
Da dove cominciare? Certamente dai diritti fondamentali.
“Prima di tutto dobbiamo garantire istruzione e salute. Che devono necessariamente essere pari dappertutto, altrimenti il progetto di riforma dell’autonomia rischia di allargare il divario tra Nord e Sud – dice Albanese – L’esperienza accumulata e la lezione drammatica di questi anni, con pandemia e guerra in Ucraina, dimostrano come sui grandi temi, dal commercio all’energia, le risposte ottimali si trovano estendendo e rafforzando strumenti e scelte comuni a livello nazionale per il finanziamento del mercato unico europeo. Entrando nel merito della norma, per il modo in cui è scritta, per i numerosi e importanti nodi procedurali e finanziari che lascia in sospeso, si rischia di aggravare la frammentazione del Paese”. 

Anche per Confindustria Sicilia, bisogna sciogliere il nodo delle risorse. E il ragionamento torna a sedimentarsi sui livelli essenziali delle prestazioni (Lep).  
“Non basta dire che i Lep vanno garantiti uniformemente su tutto il territorio nazionale. Occorre indicare con quali risorse aggiuntive devono essere garantiti nelle regioni meridionali – continua il leader degli industriali dell’Isola – Perché il vero fatto è che al Sud servizi e risorse sono insufficienti. E finché non ci sarà una indicazione chiara sulle risorse aggiuntive necessarie per sostenere i Lep al Sud come al Nord, l’uniformità dei servizi scritta nella norma sarà soltanto una foglia di fico”.
I conti non tornano e l’aumento della sperequazione, che dannatamente crea un solco sempre più profondo tra Nord e Sud, è dietro l’angolo.
“Se si vuole davvero superare il criterio della spesa storica nell’assegnazione delle risorse pubbliche alle Regione – incalza Albanese – si dovranno stanziare risorse ingenti per finanziare in Sicilia servizi pubblici pari a quelli attuali del Piemonte. Così come la salute. Io devo potermi curare allo stesso modo sia a Palermo che a Trento. La salute è un settore su cui si fonda la tenuta sociale di un Paese. Ma ci sono anche le competenze su energia, infrastrutture e grandi reti. Come ha ribadito il presidente Carlo Bonomi, Confindustria è convinta che sui grandi temi strategici le risposte ottimali si trovano  rafforzando le scelte comuni e non le divisioni”. 

Allora, quali compiti dovrebbe passare lo Stato alle Regioni, escludendo quelle strategiche?
“L’auspicio è che con l’impegno e il senso di responsabilità di tutti si possano trovare posizioni di equilibrio nel superiore interesse del Paese – conclude il presidente di Confindustria Sicilia –  Sono questioni pesanti ma necessarie, perché l’autonomia differenziata non può diventare una nuova questione che spacchi il Paese”.
(SALVORI)

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