Cookie Policy SANITA'. FVG. SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE SEMPRE PIU’ SOTTOFINANZIATO. ITALIA COME USA, E CURE SANITARIE A PAGAMENTO? - Tilancio

SANITA’. FVG. SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE SEMPRE PIU’ SOTTOFINANZIATO. ITALIA COME USA, E CURE SANITARIE A PAGAMENTO?

SANITA’. FVG. SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE SEMPRE PIU’ SOTTOFINANZIATO. ITALIA COME USA, E CURE SANITARIE A PAGAMENTO?

(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Resia (UD) (articolo a cura della redazione di Ti Lancio) 9 ottobre 2024 – “Il Servizio sanitario nazionale costituisce una risorsa preziosa ed è pilastro essenziale per la tutela del diritto alla salute, nella sua duplice accezione di fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. La sua efficienza è frutto delle risorse dedicate e dei modelli organizzativi applicati, responsabilità, quest’ultima, affidata alle Regioni”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel messaggio inviato in occasione della presentazione, nella Sala Capitolare del Senato, del settimo Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale della Fondazione Gimbe. Queste le recenti dichiarazioni del Capo dello Stato, sebbene la sanità pubblica italiana stia sempre più diventando simile a quella americana, quindi, a pagamento.

Dal 1978, data della sua fondazione, al 2019 il SSN in Italia ha contribuito a produrre il più marcato incremento dell’aspettativa di vita (da 73,8 a 83,6 anni) tra i Paesi ad alto reddito. Ma oggi i dati dimostrano che il sistema è in crisi: arretramento di alcuni indicatori di salute, difficoltà crescente di accesso ai percorsi di diagnosi e cura, aumento delle diseguaglianze regionali e sociali. Questo accade perché i costi dell’evoluzione tecnologica, i radicali mutamenti epidemiologici e demografici e le difficoltà della finanza pubblica, hanno reso fortemente sottofinanziato il SSN, al quale nel 2025 sarà destinato il 6,2% del PIL (meno di vent’anni fa). La spesa sanitaria in Italia non è grado di assicurare compiutamente il rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e l’autonomia differenziata rischia di ampliare il divario tra Nord e Sud d’Italia in termini di diritto alla salute.

Inoltre, si avvicina inesorabilmente la fine del countdown per le cure oftalmologiche erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Mancano infatti circa 3 mesi all’entrata in vigore dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), già una volta rimandata, e quando succederà il prossimo gennaio l’oculistica rischia di uscire dal sistema sanitario. A pagarne le conseguenze saranno i 6 milioni di italiani che, a livelli di gravità diversi, soffrono di una malattia oculare. A puntare i riflettori sul futuro delle cure oculistiche in Italia, in occasione della Giornata Mondiale della Vista che si celebra il prossimo 10 ottobre, è l’Associazione Pazienti Malattie Oculari (Apmo).

“Medici e pazienti – spiega Michele Allamprese, direttore esecutivo Apmo – sono estremamente preoccupati per le possibili conseguenze dell’entrata in vigore dei nuovi Lea. Con la riduzione significativa dei risarcimenti per interventi e cure alle strutture pubbliche, nessun ospedale potrà garantire ai pazienti un accesso equo e tempestivo. A quel punto gli unici pazienti che potranno curarsi saranno coloro che hanno i mezzi economici per rivolgersi a specialisti e strutture private. Mentre chi non potrà pagarsi le cure di tasca propria è destinato a diventare cieco o ipovedente”. L’oftalmologo definisce ‘miope’ l’intento di risparmiare l’oculistica per risparmiare risorse pubbliche, visto che “sacrificare l’oculistica costa molto più di quanto faccia risparmiare sia in termini economici che sociali”.

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