DAL CONSIGLIO DI PRESIDENZA DI FEDERMECCANICA
(Ti Lancio dalla Puglia) Taranto 27 maggio 2026 – L’ex ILVA di Taranto non è una crisi circoscritta o un problema puramente locale, ma un dossier di fondamentale rilevanza strategica per l’intero Paese. A confermarlo in modo inequivocabile sono i dati della ricerca “L’ex Ilva di Taranto e gli orientamenti degli italiani”, realizzata dal professor Daniele Marini (direttore scientifico di Community Research&Analysis) e presentata oggi nel corso di una conferenza stampa congiunta di Federmeccanica e Confindustria Taranto, svoltasi proprio all’interno dello stabilimento siderurgico di “Acciaierie d’Italia in A.S.”.
L’evento è stato preceduto dalle riunioni del Consiglio di presidenza e del Consiglio generale di Federmeccanica, che hanno visto la partecipazione dei past president Alberto Dal Poz, Federico Visentin e Fabio Storchi.
Proprio Storchi, intervenendo anche nella sua veste di presidente del Comitato Tecnico Scientifico di UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti), ha voluto porre l’accento sulla dimensione etica, sociale ed economica del polo jonico. Storchi ha sottolineato con forza la centralità dello stabilimento, evidenziando come una transizione ordinata e una decisa nazionalizzazione – o comunque una forte e stabile guida da parte dello Stato – siano passaggi ormai ineludibili. Questo non solo per garantire l’approvvigionamento dell’acciaio italiano, ma per salvaguardare gli attuali posti di lavoro diretti, a cui si lega il destino di migliaia di famiglie dell’indotto. Per l’UCID, la dignità del lavoro e la tenuta sociale del territorio devono camminare di pari passo con la sostenibilità industriale.

«Non c’è dignità nell’industria se non si mette al centro la persona e la tutela del lavoro. L’ex Ilva rappresenta la nostra storia e il nostro futuro industriale: difendere questo sito significa prima di tutto garantire il lavoro ai nostri lavoratori. Parliamo di migliaia di famiglie che attendono risposte chiare. Come UCID e come uomini d’impresa, crediamo che la nazionalizzazione e un forte intervento dello Stato siano indispensabili per assumersi una responsabilità etica oltre che economica: proteggere l’occupazione e risanare il territorio, tracciando una via italiana alla siderurgia sostenibile.» ha concluso Storchi.
I numeri emersi dall’indagine – condotta su un campione di 1.200 casi con un sovracampionamento della popolazione residente in Puglia – parlano chiaro: l’85,7% della popolazione nazionale e l’86,1% dei cittadini pugliesi si dichiarano contrari all’ipotesi di una chiusura definitiva del sito, invocando invece a gran voce un piano di rilancio produttivo che veda una forte impronta di proprietà italiana.
Dallo studio del professor Marini emerge come la vicenda sia profondamente radicata nell’opinione pubblica: circa l’80% degli italiani ne è a conoscenza, e il livello di informazione ritenuto “buono” tocca il 41,5% a livello nazionale, impennandosi fino al 70,9% in Puglia.
Tuttavia, la ricerca evidenzia un marcato “paradosso informativo” sul fronte ambientale: a fronte di un’altissima attenzione mediatica e sociale verso le tematiche ecologiche, si registra ancora una scarsa consapevolezza tecnica complessiva da parte dei cittadini su come avvenga realmente la produzione eco-sostenibile. Simone Bettini, presidente di Federmeccanica: «I dati confermano che questa non è solo una grande “fabbrica”, ma un fondamento cardine dell’Italia. Difendere questo asset è una questione di tutela delle nostre filiere. Rinunciarvi significherebbe condannare l’Italia a una dipendenza dall’estero e ai costi del CBAM, rischiando di spezzare le catene di fornitura della manifattura italiana. Il tempo dei rinvii è scaduto: serve subito un piano per dare un futuro all’ex Ilva e sfruttare al massimo la capacità produttiva. Questo grido d’allarme arriva ormai dalla popolazione stessa, è in gioco l’interesse generale.» Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto: «Abbiamo bisogno di misure urgenti per garantire la continuità operativa, guardando con attenzione alla cessione degli asset aziendali e alla prossima governance. È fondamentale costruire una vision complessiva a breve termine che investa economia, cultura, ambiente e territorio. La ricerca ci dimostra che è improrogabile garantire sia la permanenza dello stabilimento sul territorio, sia il suo rilancio in chiave ecosostenibile, tracciando una netta linea di demarcazione tra ciò che è stato e ciò che sarà.»


Leave a Reply