(Ti Lancio dalla Puglia) Taranto 27 maggio 2026 – Il Consiglio Generale di Federmeccanica si è riunito oggi a Taranto, all’interno dello stabilimento dell’ex Ilva, per lanciare un segnale cruciale sul futuro della siderurgia e della manifattura italiana. Eppure, nei corridoi e a margine dei lavori formali, i fari del dibattito industriale sono inevitabilmente puntati anche sulla clamorosa reazione arrivata ieri da Luca Cordero di Montezemolo, all’assemblea di Confindustria.
L’ex presidente della Ferrari ha scosso il mondo dei motori e dell’industria con una provocazione destinata a far discutere a lungo: la richiesta esplicita di rimuovere temporaneamente lo storico stemma del Cavallino Rampante dalle nuove vetture elettriche Ferrari (Luce), una sollecitazione che fotografa una profonda frustrazione per l’attuale gestione e i risultati sportivi del marchio.
L’uscita di Montezemolo non è passata inosservata tra i delegati e gli imprenditori presenti a Taranto. Sebbene l’agenda ufficiale di Federmeccanica sia focalizzata sulla transizione ecologica, sui livelli occupazionali e sul rilancio del polo siderurgico pugliese, il “caso Ferrari” rappresenta un termometro politico e industriale non indifferente.
Per molti dei presenti, le parole di Montezemolo non sono solo lo sfogo di un grande ex, ma aprono una riflessione più ampia sulla leadership, sulla continuità dei miti del Made in Italy e sulla capacità delle grandi storiche aziende italiane di reggere la pressione della competizione globale.
L’atmosfera che si è respirata a Taranto unisce così due anime dell’Italia industriale: la concretezza di Taranto: la discussione di Federmeccanica sulla centralità dell’acciaio, sul destino dei lavoratori dell’ex Ilva e sulle strategie per non perdere competitività in Europa. L’orgoglio di Maranello: il dibattito antropologico e sportivo sul valore dei simboli. Togliere il Cavallino – come sollecitato da Montezemolo – significherebbe ammettere una crisi di identità che l’industria meccanica italiana, in questo momento di transizione, non può e non vuole permettersi.


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