Ti Lancio da TEHERAN / WASHINGTON 2 settembre 2026 – La crisi nel Medio Oriente registra una brusca e pericolosa accelerazione. Nelle ultime ore, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) hanno sferrato un’imponente ondata di attacchi aerei bombardando oltre 100 obiettivi militari distribuite sul territorio iraniano. Tra i bersagli figurano siti di difesa aerea, sistemi radar, depositi di munizioni e infrastrutture navali. La mossa di Washington giunge dopo settimane di forte attrito nello Stretto di Hormuz e segue attacchi ai danni di pattuglie e basi americane nella regione.
A drammatizzare ulteriormente il quadro già critico sono le denunce giunte dal sud dell’Iran. Secondo quanto riferito dalle autorità locali della provincia di Hormozgan e dai media statali di Teheran, uno dei missili avrebbe colpito un’abitazione privata nella città costiera di Sirik dove si stava svolgendo una cerimonia di nozze.
Il bilancio provvisorio fornito dalla Mezzaluna Rossa iraniana parla di almeno 5 morti civili – tra cui un bambino – e decine di feriti. Un portavoce del CENTCOM ha dichiarato che le forze statunitensi «non prendono mai di mira i civili» e che sono in corso verifiche sulle notizie diffuse dalla stampa iraniana, ribadendo che la missione puntava esclusivamente a neutralizzare la minaccia bellica dei Pasdaran.
La risposta di Teheran e il rischio di un conflitto aperto.
La reazione del regime iraniano non si è fatta attendere. Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha promesso una “risposta durissima” e ha già avviato una controffensiva aerea lanciando droni e missili balistici verso le basi militari statunitensi distribuite in Giordania, Kuwait, Iraq e Bahrain. La maggior parte dei vettori è stata intercettata dai sistemi di difesa aerea alleati, ma la pioggia di fuoco ha fatto scattare l’allerta massima in tutta la penisola arabica.
La comunità internazionale osserva con estrema preoccupazione l’evolversi della situazione, con il timore concreto che la catena di ritorsioni incrociate possa trasformare le schermaglie locali in un conflitto aperto su vasta scala, capace di travolgere le rotte energetiche globali e la stabilità dell’intera area.


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