Cookie Policy ATTUALITA'. SCOZIA. DAI LEFEBVRIANI ALLA "LINEA THỤC": LA NUOVA FRATTURA TRADIZIONALISTA SCUOTE LE ORCADI - Tilancio

ATTUALITA’. SCOZIA. DAI LEFEBVRIANI ALLA “LINEA THỤC”: LA NUOVA FRATTURA TRADIZIONALISTA SCUOTE LE ORCADI

ATTUALITA’. SCOZIA. DAI LEFEBVRIANI ALLA “LINEA THỤC”: LA NUOVA FRATTURA TRADIZIONALISTA SCUOTE LE ORCADI

(Ti Lancio dalla Scozia) Edimburgo 3 luglio 2026 – A poche settimane dalla vasta lacerazione consumatasi a Écône, il mondo del tradizionalismo cattolico più radicale si prepara a registrare una nuova frattura. Sebbene decisamente più circoscritta nelle dimensioni numeriche, la data del prossimo 25 luglio è destinata a segnare un punto di non ritorno per la galassia scismatica: quel giorno, sull’isola scozzese di Papa Stronsay, è prevista l’ordinazione episcopale illecita di padre Michael Mary, superiore generale dei Sons of the Most Holy Redeemer (Figli del Santissimo Redentore), storicamente noti come Redentoristi transalpini.

L’ordinazione avverrà in totale rottura con Roma, priva di qualsiasi mandato pontificio. A conferire il sacramento sarà il vescovo sedevacantista canadese Pierre Roy, coadiuvato dai vescovi Rodrigo Ribeiro da Silva e Fernando Altamira. Immediata la reazione della diocesi di Aberdeen, territorialmente competente sul monastero scozzese, che ha già diffuso una nota ufficiale per ammonire i fedeli: si tratterà di un atto intrinsecamente illecito, configurabile come una «grave disobbedienza» perpetrata da prelati che negano la legittimità dell’attuale pontefice, Leone XIV.

L’annuncio della consacrazione non è un fulmine a ciel sereno, ma l’epilogo di un progressivo distacco dalle autorità ecclesiastiche locali e romane maturato nell’ultimo anno.

La faglia teologica si era palesata nell’ottobre 2025 quando, a conclusione del loro Capitolo Generale a Papa Stronsay, i Redentoristi transalpini avevano indirizzato una lettera aperta a vescovi e clero cattolico. In quel documento si teorizzava l’assoluta incompatibilità tra la fede tradizionale e la «nuova Chiesa» scaturita dal Concilio Vaticano II, denunciando una «catena di comando» ormai spezzata e rigettando in blocco i pilastri dell’ultimo decennio di pontificato: dal sinodo sulla sinodalità a documenti chiave come Amoris laetitiaTraditionis custodes e Fiducia supplicans.

La svolta radicale è arrivata a maggio 2026 con la dichiarazione The Dogma to Steer By («Il dogma come guida»). In questo manifesto la comunità ha varcato il Rubicone dottrinale, arrivando a negare apertamente la legittimità di tutti i pontefici compresi tra Paolo VI e Leone XIV. Sebbene non sempre formulata secondo i canoni formali del sedevacantismo classico, la dichiarazione ha sancito l’adesione a una tesi di rottura totale con la gerarchia romana.

I segnali di insofferenza erano d’altronde già evidenti sul piano pastorale: in Nuova Zelanda, la locale filiale della comunità era entrata in aperta collisione con il vescovo di Christchurch, Michael Gielen, il quale ne aveva decretato l’allontanamento formale dalla diocesi.

La parabola dei Redentoristi transalpini riflette le tensioni che hanno attraversato il mondo tradizionale negli ultimi quarant’anni. La congregazione nasce l’8 dicembre 1987 dall’ispirazione dell’arcivescovo Marcel Lefebvre e con il temporaneo incoraggiamento del cardinale Édouard Gagnon (allora visitatore pontificio per la Fraternità San Pio X). Poche settimane dopo i drammatici scismi di Écône del 1988, un piccolo nucleo composto da un giovane sacerdote redentorista, un seminarista della Fraternità e alcuni aspiranti scelse di dare vita a una comunità monastica autonoma. L’obiettivo era fondere la liturgia romana preconciliare con la rigorosa spiritualità ascetica di sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Dopo i primi insediamenti a Warden Manor (nel Kent) e a Joinville (in Francia), nel 1999 la comunità trovò la sua dimora definitiva a Papa Stronsay, una remota e spoglia isola dell’arcipelago delle Orcadi definita dai monaci stessi un «deserto nel mare», ideale per coniugare vita contemplativa e slancio missionario tramite la stampa e il web.

La svolta istituzionale avvenne nel 2008: rassicurati dalle aperture liturgiche del motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, i Redentoristi transalpini chiesero e ottennero il rientro nella piena comunione con la Chiesa cattolica. Il 15 agosto 2012 il vescovo di Aberdeen, Hugh Gilbert, li eresse canonicamente come istituto religioso di diritto diocesano, approvandone definitivamente le costituzioni nel 2016. Una riconciliazione che, tuttavia, non ha retto all’evoluzione del quadro ecclesiale dell’ultimo decennio.

L’aspetto più significativo dell’imminente consacrazione del 25 luglio risiede nella scelta del consacrante. Pierre Roy non appartiene alla linea episcopale della Fraternità San Pio X (la genealogia Lefebvre), bensì alla cosiddetta «linea Thục», l’asse portante della successione apostolica del sedevacantismo mondiale. Roy è stato infatti consacrato nel gennaio 2024 in Brasile da Rodrigo Ribeiro da Silva (il quale ha ordinato nella stessa sessione anche Fernando Altamira), la cui genealogia episcopale risale direttamente all’arcivescovo vietnamita Pierre Martin Ngô Đình Thục. Ordinato sacerdote nel 1925 e nominato arcivescovo di Huế nel 1960, Ngô Đình Thục fu una delle personalità più influenti del Vietnam del Sud. Fratello del presidente Ngô Đình Diệm e del suo consigliere Ngo Dinh Nhu – entrambi assassinati nel golpe del 1963 mentre l’arcivescovo si trovava a Roma per il Concilio – Thục visse i drammi della storia patria e della crisi ecclesiale postconciliare in un profondo isolamento ideologico.

Dopo una complessa e controversa parentesi legata al movimento mistico spagnolo di El Palmar de Troya, l’arcivescovo vietnamita si convinse che la Sede Apostolica fosse vacante a causa delle deviazioni dottrinali del Vaticano II. Tra il 1976 e il 1982, Thục compì una serie di ordinazioni episcopali clandestine senza mandato romano, originando la galassia genealogica che porta il suo nome.

La distinzione tra le due anime della dissidenza tradizionale è netta. La linea Lefebvre: ha sempre contestato le riforme conciliari ma, pur giungendo alle storiche ordinazioni illecite del 1988, ha continuato a riconoscere formalmente l’autorità del Papa, considerandolo il legittimo successore di Pietro sebbene “disorientato”. La linea Thục: si colloca stabilmente nell’alveo del sedevacantismo radicale, partendo dal presupposto che i pontefici postconciliari abbiano perso la potestà d’ordine e di giurisdizione a causa dell’eresia.

Scegliendo Pierre Roy come proprio futuro vescovo, i Redentoristi transalpini non compiono solo un atto di disobbedienza disciplinare: formalizzano il proprio addio definitivo all’orizzonte lefebvriano in cui erano nati per entrare ufficialmente nell’universo teologico del sedevacantismo dogmatico. Per la piccola comunità dell’isola-deserto di Papa Stronsay, si apre una stagione di totale isolamento dal resto del mondo cattolico.

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