Cookie Policy Conflitto in Iran. Hormuz: petroliere colpite da missili iraniani. Trump lancia il blocco navale e una 'tassa' sul transito - Tilancio

Conflitto in Iran. Hormuz: petroliere colpite da missili iraniani. Trump lancia il blocco navale e una ‘tassa’ sul transito

Conflitto in Iran. Hormuz: petroliere colpite da missili iraniani. Trump lancia il blocco navale e una ‘tassa’ sul transito

Ti Lancio dall’Iran 14 luglio 2026 – Massima tensione nel Golfo dopo i raid costieri degli Stati Uniti. Teheran colpisce navi degli Emirati e una petroliera norvegese: c’è un morto. Washington annuncia il blocco totale del commercio iraniano dalle ore 20:00 GMT.

Il Medio Oriente si trova a un passo da una guerra regionale totale. La crisi nello Stretto di Hormuz ha registrato nelle ultime ore uno sviluppo drammatico: diverse petroliere commerciali in transito sono state bersagliate e colpite da missili da crociera lanciati dall’Iran.

L’attacco più grave ha coinvolto due navi cisterna battenti bandiera degli Emirati Arabi Uniti, la Mombasa e la Al Bahiyah, centrate mentre navigavano nella corsia meridionale dello Stretto, all’interno delle acque territoriali dell’Oman. L’impatto ha causato violenti incendi a bordo: un marinaio di nazionalità indiana è rimasto ucciso, mentre altri otto membri dell’equipaggio (sei indiani e due ucraini) sono rimasti feriti, quattro dei quali in modo grave.

Il ministero della Difesa degli Emirati ha condannato duramente l’accaduto, definendolo “una chiara violazione del diritto internazionale” e dichiarando che il Paese si riserva il diritto di adottare ogni misura necessaria a proteggere i propri interessi.

Quasi contemporaneamente all’attacco contro le navi emiratine, l’offensiva di Teheran ha preso di mira la flotta commerciale europea. La compagnia di navigazione norvegese Stolt-Nielsen ha confermato che la sua petroliera, la Stolt Magnesium, è stata colpita da un missile al largo dell’Oman.

L’esplosione ha provocato un incendio nella sala macchine, ma fortunatamente le procedure di emergenza hanno funzionato e l’intero equipaggio è rimasto illeso. Secondo il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC), i raid sono scattati dopo che i cargo avrebbero “ignorato ripetuti avvertimenti”, navigando in una rotta non autorizzata.

L’attacco alle petroliere giunge in risposta a una massiccia operazione militare guidata dagli Stati Uniti. Il Comando Centrale statunitense (CENTCOM) ha riferito di aver condotto un intenso bombardamento di cinque ore nell’Iran meridionale, distruggendo: sistemi di difesa costiera e radar; siti di lancio per missili e droni; infrastrutture e capacità marittime della marina iraniana.

Il CENTCOM ha inoltre ricordato la portata del proprio dispositivo militare, confermando che oltre 50.000 soldati americani sono attualmente dispiegati nella regione.

Dall’altro lato, la reazione di Teheran non si è fatta attendere. Il governo iraniano sostiene di aver colpito una nave da guerra statunitense e ha lanciato una pesante rappresaglia missilistica contro obiettivi militari americani in Bahrein e Kuwait. L’onda d’urto del conflitto ha lambito anche la Giordania, che ha dichiarato di aver intercettato e abbattuto nella notte quattro missili iraniani che avevano violato il proprio spazio aereo.

L’escalation coincide con l’attivazione del nuovo blocco navale statunitense sui porti iraniani. Il provvedimento mira a sigillare completamente le esportazioni e le importazioni della Repubblica Islamica, permettendo sulla carta il transito solo al resto del traffico internazionale commerciale.

Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la misura con un duro messaggio sui social network, delineando una nuova e controversa dottrina per l’area: “Gli Stati Uniti d’America diventeranno il ‘Guardiano dello Stretto di Hormuz’. Chiederemo un rimborso per garantire la sicurezza del passaggio: proporremo una tassa del 20% sul valore dei carichi commerciali in transito nel corridoio marittimo.”

La controreplica di Teheran è stata immediata. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha respinto fermamente le pretese di Washington, ribadendo che l’Iran è storicamente, e rimarrà, l’unico vero garante della sicurezza dello Stretto.

I timori della comunità internazionale sono ora legati alla tenuta dei mercati energetici globali. Attraverso lo Stretto di Hormuz transita quotidianamente circa un quinto del petrolio e del gas naturale mondiale.

Con le rotte commerciali sotto il fuoco dei missili da crociera, i paesi della regione trascinati nel conflitto e il blocco navale alle porte, il rischio che l’escalation si trasformi in una guerra aperta e fuori controllo nella regione è ormai diventato realtà.

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