Cookie Policy ATTUALITA'. FVG. OLTRE L'IMPRESA, IL CUORE: FEDERICO VESCOVINI E IL MIRACOLO DELLA NEVE PER I BAMBINI DI GAZA - Tilancio

ATTUALITA’. FVG. OLTRE L’IMPRESA, IL CUORE: FEDERICO VESCOVINI E IL MIRACOLO DELLA NEVE PER I BAMBINI DI GAZA

ATTUALITA’. FVG. OLTRE L’IMPRESA, IL CUORE: FEDERICO VESCOVINI E IL MIRACOLO DELLA NEVE PER I BAMBINI DI GAZA

(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Malborghetto (UD) 26 febbraio 2026 – C’è un’imprenditoria che non si misura solo in fatturati, ma nella capacità di generare speranza laddove il conflitto ha lasciato solo macerie. Molto del merito della straordinaria giornata vissuta lo scorso 25 gennaio in Val Saisera va a Federico Vescovini. Noto nel mondo economico per la sua azienda (Sbe di Monfalcone) ma con sede a Reggio Emilia, Vescovini sta dimostrando di essere capace di imprese umanitarie senza precedenti, mettendo la sua forza organizzativa e la sua sensibilità al servizio di chi ha perso tutto.

Federico Vescovini

In un inverno dove la neve si è fatta vedere spesso, il cielo ha voluto fare un regalo proprio in quella domenica, cadendo copiosa quasi a voler accogliere il desiderio dei quaranta ospiti – quasi tutte donne e bambini – arrivati da Gaza. Qui, nell’estremo Nordest d’Italia, le uniche battaglie ammesse sono state quelle a palle di neve.

Questi bambini sono giunti in Italia nel corso del 2025 attraverso il ponte umanitario realizzato da Padova Abbraccia i Bambini (PAB) tramite la Protezione Civile, per ricevere cure vitali per ferite di guerra e patologie complesse. Ad accoglierli, in prima linea, l’Associazione Famiglie Nuove del Friuli Venezia Giulia, con Federico Vescovini e la moglie Barbara che hanno trasformato un desiderio espresso dai piccoli — “vedere la neve” — in una realtà tangibile e luminosa.

La bimba di 9 anni ferita a Gaza

L’immagine simbolo della giornata resta quella di una bimba di 9 anni. Ha perso entrambe le gambe sotto i bombardamenti, amputate senza anestesia, ma in Val Saisera la sua vitalità ha travolto tutti: scivolava divertita sullo slittino e, sorretta dalle braccia, ballava al centro di un cerchio di musica e gioia. “Se con questa giornata avessimo contribuito a costruire nel cuore di questi bimbi e di queste mamme anche solo un piccolissimo angolo di pace e di speranza, avremmo già fatto tanto”, riflette la comunità presente.

Il successo dell’iniziativa nasce da una sinergia profonda che Federico Vescovini ha saputo alimentare insieme a figure chiave come Kamel Layachi, imam delle comunità musulmane del Veneto, e don Emanuele Paravano, parroco di Tarvisio. Un esempio perfetto di come realtà laiche, cattoliche e musulmane possano convergere verso il bene comune.

Il percorso, tuttavia, non si ferma a una gita in montagna. L’obiettivo è l’integrazione a medio termine. Tutti i bambini sono già stati inseriti nel sistema scolastico. Le madri frequentano corsi di italiano per valorizzare le proprie professionalità (tra loro ci sono anche psicologhe specializzate in traumi). Resta aperta la sfida economica per le protesi, non coperte dal servizio sanitario, per le quali Vescovini e le associazioni sono già mobilitati con raccolte fondi.

Dopo il pranzo curato dalla comunità musulmana di Udine e i momenti di preghiera comune, sono state le parole dei sopravvissuti a dare il senso profondo dell’opera di Vescovini e dei volontari. “Avete permesso alla felicità di toccare nuovamente i nostri cuori”, ha scritto una mamma. Una bambina ha aggiunto: “Dopo la carneficina e la violenza, avevo bisogno di vedere qualcosa di bello”.

Grazie alla spinta di uomini come Federico Vescovini, la Val Saisera non è stata solo una meta turistica, ma il luogo dove l’umanità ha vinto sulla disperazione, dimostrando che ogni “pezzetto donato” può ricomporre una vita spezzata.

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