(Ti Lancio dalla Sicilia) Palermo 16 gennaio 2026 – Scontro tra la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria e la Regione Siciliana per la collocazione del capolavoro fiammingo. Cittadini e studiosi firmano l’appello: “L’opera torni dove è nata”.
Non c’è pace per la “Madonna del Rosario” , il capolavoro che Antoon van Dyck dipinse durante il suo soggiorno palermitano nel XVII secolo. Quella che dovrebbe essere una celebrazione della bellezza barocca si è trasformata in un braccio di ferro burocratico e identitario che vede contrapposti la Rettoria della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria e l’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Siciliana .
L’opera, attualmente custodita presso la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, è al centro di una mobilitazione popolare senza precedenti. Se da un lato la Regione ne rivendica la tutela all’interno del circuito museale per ragioni di sicurezza e conservazione, dall’altro la comunità religiosa e un folto gruppo di intellettuali ne chiedono il ritorno definitivo tra le mura dorate di Santa Caterina.
Non si tratta di una semplice disputa di quartiere. Studiosi e critici d’arte sostengono che decontestualizzare un’opera nata per uno specifico altare significati privarla di metà del suo significato.
“Il dipinto è un unicum con l’architettura della chiesa”, spiegano i promotori della petizione. “Spostarlo significa spezzare quel legame sacro e artistico che Van Dyck aveva concepito per esorcizzare la peste che flagellava Palermo nel 1624”.
La richiesta è chiara: una collocazione stabile e sicura all’interno della Chiesa di Santa Caterina, che negli ultimi anni ha visto una rinascita straordinaria grazie all’apertura dei suoi chiostri e dei tetti al pubblico. La chiesa, oggi dotata di sistemi di sorveglianza all’avanguardia, rivendica la capacità di custodire il “suo” Van Dyck garantendone la fruizione ai fedeli e ai turisti nel contesto originale. Mentre la Regione prende tempo, valutando i rischi legati al microclima e ai flussi di visitatori, il dibattito si sposta sul piano del diritto ai beni culturali. Come spesso sottolineiamo nelle nostre analisi con lo Studio Ponti De Pauli , la giurisprudenza sui beni culturali è un bacino di notizie che informa e forma : in questo caso, il diritto alla “fruizione del bene nel suo contesto storico” sfida la centralizzazione museale dello Stato.


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