BASKET, UEB CIVIDALE: SI VINCE UNITI E CON TIFO DI TERRITORIO E SPONSOR FRIULANI

BASKET, UEB CIVIDALE: SI VINCE UNITI E CON TIFO DI TERRITORIO E SPONSOR FRIULANI

(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Cividale del Friuli (UD) 4 agosto 2022 – Quale è stato il mix esplosivo che ha fatto centrare la promozione in A2 alla squadra di basket UEB Cividale, ecco qua la soluzione: il progetto, giocatori e allenatore, il territorio. E una preghiera di tanto in tanto. Dietro, non ci sono calcoli matematici, niente di tutto ciò, ma tanta volontà, essenza sportiva, esperienza, ispirazione e valori. Un progetto costruito dalle fondamenta dal presidente della società sportiva Davide Micalich, che ora guarda al futuro in maniera ottimistica, perché, “a dirla tutta – dice il presidente – il risultato è che abbiamo costruito una grande squadra di basket in due anni, a partire dal 2020, in piena pandemia, con un gruppo giovane e vincente, in un ambiente fantastico che ci ha regalato sensazioni uniche di orgoglio e soddisfazione”. Eccolo il disegno del presidente, che adesso però dovrà essere perfezionato e adattato per affrontare al meglio gli avversari della categoria maggiore.
“Dopo una corse folle come questa, fatta di tanta soddisfazione, dobbiamo capitalizzare il successo e consolidarci in serie A2, capire meglio qual è il nostro ruolo e provare a crescere. Ci vuole tanta umiltà per affrontare le sfide future”.
Ma il successo della UEB Cividale è anche da ricercare in una variabile di non poco conto: il territorio e la comunità, gli sponsor tra i molti Gesteco, MEP e tutti senza escludere nessuno. Sono stati in tanti ad aver sostenuto la squadra, partita dopo partita. Gli spalti gremiti, dopo l’incubo pandemia, è stato un toccasana.
Per Micalich il grande merito è del gruppo, “molto ambizioso e di una forza incredibile”, sostiene. Anche se qualche momento buio ha rischiato di far scendere al minimo l’autostima. “Abbiamo provato a vincere supercoppa e coppa Italia, ma abbiamo perso. Ed è in questi momenti, dopo due sconfitte, che è molto facile cadere nella frustrazione. Per fortuna, è emersa la nostra grande determinazione. E voglio precisare che si tratta pur sempre di ragazzi di età dai 18 ai 32 anni, ma che hanno ben chiaro cosa significa competizione e voglia di vincere per il gruppo, per se stessi e per la comunità”. Quest’ultimo elemento è un po’ il fulcro di tutto. Il pubblico è stato il sesto giocatore in campo e si è stretto attorno la squadra di basket per spingerla a dare il massimo. Assistere alle partite dagli spalti gremiti, dopo le limitazioni imposte dalla pandemia, è stato un po’ come uscire dal tunnel.

“Siamo diventati una sorta di baluardo della ripartenza, aggrappati al territorio del FVG. Una squadra fatta di giovani che non ha paura di faticare per raggiungere la promozione. E’ l’amore per questa terra, per i valori, per la caparbietà che esprimono i friulani. Siamo diventati un emblema, un esempio di forza di volontà. E tutto questo ha una base solida che è l’amore per lo sport e il rispetto dei ruoli di presidente, allenatore e giocatori”.
Lo sport, inoltre, si basa su valori ben definiti. Ma il basket ha qualcosa che lo differenzia dalle altre categorie sportive, per esempio dal calcio…
“Se parliamo di valori sportivi, sono alla base di tutto lo sport. Ma tra basket e calcio la differenze è di taglio economico. Nel calcio contano i diritti tv, e grazie a questi è possibile programmare; mentre nel basket le variabili sono il botteghino e gli sponsor. Il basket è pur sempre uno sport di nicchia, mentre il calcio è qualcosa a se stante. Difficile paragonarli”.

Il progetto del presidente Micalich ha avuto successo, dunque. Ha pure bruciato le tappe. Due anni, a dire il vero, sono davvero pochi per passare di categoria.“Ho lavorato su me stesso – dice il presidente -, sono uno sportivo da quando avevo cinque anni, ho sempre giocato a basket. L’ispirazione arriva da questo magnifico territorio, dal “Fogolar che è un registro morale” come ci descrive l’Amministratore della MEP che è nostro appassionato sponsor,  e dal fatto che siamo una grande famiglia. Ho cominciato dal basso e ho accumulato tanta esperienza per mettere su un progetto vincente. Prima di un incontro cerco la concentrazione, come se dovessi scendere in campo e giocare – conclude – L’allenatore ha bisogno di vedermi concentrato perché così infondo sicurezza a tutto il gruppo. Posso affermare che non sono scaramantico, ma qualche preghiera a inizio partita ci scappa”. 
(SALVORI)

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